Politica
Di Paola, l’ultimo dei mohicani a Palermo, nella sua Gela è padre del campo largo che canta "Bella ciao " e "Faccetta nera"
Il campo largo dipaoliano: l'abbraccio politico nel 2024 con Raffaele Lombardo e ora con il neo meloniano Cateno De Luca
Il deputato gelese Nuccio Di Paola coordinatore regionale del M5S a Palermo si definisce “l’unico sopravvissuto tra i candidati a presidente della Regione del 2022 nel campo progressista alternativo al centrodestra”. L’ultimo dei mohicani, due anni dopo, scelse la sua città Gela come laboratorio per costruire un modello politico simil campo largo da esportare per le Regionali del 2027. E lo affidò al sindaco civico Terenziano Di Stefano. Un esperimento mal riuscito. Perché quel modello tanto decantato farebbe bene a tenerlo sotto chiave e rigorosamente dentro i confini locali. Di Paola ha di fatto creato le condizioni per un modello ibrido che si colora sempre più di centrodestra. A Gela oggi si può dire che governano tutti insieme appassionatamente. Da “Bella ciao” a “Faccetta nera”. Il sindaco civico Terenziano Di Stefano da una parte è alleato con i progressisti e anche con i comunisti, dall’altra la sua Giunta si tinge sempre più dei colori del centrodestra. Questo nonostante proprio lui il sindaco – su spinta di Di Paola - sia stato alle Provinciali il candidato bandiera delle forze progressiste e di centrosinistra contro il centrodestra. Nella sua Giunta c’è già l’Mpa ( alleato della prima ora con il benestare di Di Paola) che a Palermo governa con Schifani e ora si aggiunge anche Sud chiama Nord . L’alleanza di Cateno De Luca con Giorgia Meloni porta aria di Fratelli d’Italia nella giunta gelese costruita dal pentastellato Di Paola. Poco incidono le dichiarazioni di De Luca sul fatto che in Sicilia il suo movimento si tiene distante da Schifani. Ma non da Fratelli d’Italia con cui c’è feeling da tempo. La prova evidente a Gela tre settimane fa durante la protesta sulla sanità: al gazebo è arrivato Cateno De Luca e subito dopo il deputato meloniano Totò Scuvera che fino ad allora si era tenuto distante da quella protesta. Tra i due baci e abbracci prima di quelli di due sere fa tra De Luca e la premier Meloni.
In giunta Sud chiama Nord è rappresentata dall’assessore Filippo Franzone che nel 2024 era candidato a "sindaco del popolo senza partiti". Al secondo turno si è alleato con Di Stefano e alcuni mesi dopo ha aderito a Sud chiama Nord. Ora Franzone è con il centrodestra. E che ci ha con Di Paola e Di Stefano? Per sanare l’anomalia ( e tenere le poltrone) la risposta dei vertici provinciali del movimento è la stessa usata in questi 2 anni dal Mpa di Raffaele Lombardo: un conto sono gli accordi nazionali, un altro quelli locali. Per un loro si al “Di Stefano bis” il sindaco se li tiene stretti alla faccia dei progressisti e del loro campo largo mentre l’esponente di Per Contro Corrente Miguel Donegani, braccio destro di La Vardera, reclama invano da oltre due anni un’alleanza pura di centrosinistra. Solo lui ha questa esigenza dell’alleanza pura e riconoscibile. Il Pd invece tace. Sono vicende politiche locali che si intrecciano con quelle nazionali fino a creare paradossi. Il più evidente è che l’ultimo dei moihani nel campo progressista a Palermo, a Gela è il demiurgo di un’alleanza nata come modello alternativo al centrodestra di Schifani e diventata una sorta di sorellastra del centrodestra. Un modello dove chi cantava “Bella ciao” si trova all’improvviso affiancato da “Faccetta nera”