Il dibattito
Ultimatum del sindaco di Gela agli alleati: rimpasto dopo il 15 ottobre o squadra nuova
Si deciderà tra piccoli ritocchi o azzeramento della giunta, con regole chiare su deleghe e candidature
Nella maggioranza il conto alla rovescia è partito. Il sindaco Terenziano Di Stefano ha aperto al rimpasto e ha indicato i tempi: dopo il 15 ottobre si deciderà se la giunta resterà com’è o se verrà rimessa in discussione. Potrebbe trattarsi di piccoli ritocchi (e questa è l’ipotesi che a Di Stefano sembra più reale) ma anche un reset totale, utile a ricostruire una squadra nuova all’altezza delle sfide che attendono la città. Di Stefano non vuole giochi di equilibrio né difese d’ufficio. «Se un assessore ha perso slancio, deve farsi da parte. E se i partiti riterranno validi gli attuali nomi, dovranno assumersene la responsabilità». Il sindaco è stato netto: ogni delega deve avere un «proprietario» che la governa con continuità.
È una critica ai suoi assessori: di fatto il primo cittadino ha notato in alcuni casi che gli assessori gradiscono più certe deleghe a loro gradite e meno le altre che poi ricadono su di lui. Un sindaco che dice ai suoi alleati «basta zone d’ombra, basta deleghe lasciate a metà. Serve una maggioranza che lavori, che risponda agli attacchi dell’opposizione e che non si limiti a godere dei consensi attuali, perché la fiducia dei cittadini può cambiare in un attimo» di fatto non promuove tutta la sua giunta. Non ha fatto nomi durante la riunione di maggioranza di mercoledì sera ma è chiaro che c’è qualcosa che non va. Quello che va è la tenuta della maggioranza in consiglio. In questi due anni e mezzo Di Stefano ha visto filare tutto liscio soprattutto su temi importanti e delicati. Ma sulla Giunta no nasconde che qualcuno lo ha deluso. I partiti dovranno riflettere al loro interno. Una condizione va rispettata: chi in giunta punta a una candidatura regionale o nazionale deve dimettersi subito. Niente campagne elettorali fatte con una delega in mano. E niente candidature dell’ultimo minuto: in quel caso il partito perderà la sua casella nell’esecutivo. Perciò è stata scelta la data successiva al 15 ottobre per decidere se azzerare l’esecutivo e rimodellarlo. Per quella data alla Camera sarà completato l’iter relativo alla legge elettorale e il quadro degli assessori candidati potrà essere più chiaro. Al primo cittadino non piace più che Pd e Mpa si pizzichino sulle appartenenze a schieramenti diversi. «A me interessa - dice - che ci sia una maggioranza che non si limiti a sostenere, ma che agisca. Che si muova sulla sanità, sul bilancio, sulle emergenze sociali, temi su cui non sempre ho avuto chi mi apre le porte a livello regionale e nazionale. E chiedo un esecutivo che lavori in squadra e che sia efficace su tutti i fronti».
Alcune settimane di riflessione e poi si aprirà la fase calda del reset per un rimpastino che appare inevitabile.