risultati regionali
Referendum: in Sicilia stravince il No con il 61%, tra le Regioni con lo scarto più ampio. Pd: «Avviso di sfratto per Schifani»
Sull'isola risultato plebiscitario. Il segretario del Pd Barbagallo: «Centrodestra travolto da scandali di ogni tipo e speravano nell'impunità». Ma l'affluenza è la più bassa d'Italia. In aggiornamento
In Sicilia si registra un risultato netto nel referendum costituzionale sulla giustizia: con il 90 per cento di sezioni scrutinate il No ha vinto con oltre il 61 per cento, il Sì è fermo al 38,9 per cento, con oltre 300mila voti di scarto. Percentuali bulgare che fanno dell'Isola la seconda Regione italiana per margine di scarto: solo in Campania il No ha raggiunto un dato più alto col 65%. Superate anche Regioni come Toscana o Emilia Romagna. A livello nazionale il No vince ma con meno margine, ottenendo circa il 54 per cento.
In tutte e nove le province siciliane il No è nettamente avanti: le percentuali più alte si registrano in provincia di Palermo (65%), Enna, Siracusa e Ragusa (col 62%), seguono Agrigento e Catania (dove il No è al 60%), Trapani (59%) poi Messina (56%) e Caltanissetta (55%).
Curiosità: a Roccella Valdemone, nel Messinese, si è raggiunta la perfetta parità: nell'unica sezione del piccolo paese i Sì sono stati 89, esattamente tanti quanti i No. Gli elettori chiamati alle urne erano 463, l'affluenza è stata del 39 per cento. Pareggio anche a Gallodoro, sempre nel Messinese, 57 voti per entrambi gli schieramenti.
I DATI NEI NOVE COMUNI CAPOLUOGO
Guardando ai dati definitivi dei nove Comuni capoluogo: boom di No a Palermo col 68,93%, il Sì è al 31,07%; a Catania No al 63,47%, Sì al 36,53%; ad Agrigento No al 56,84%, Sì al 43,16%; a Trapani No al 59,39%, Sì al 40,61%; a Messina No al 58,85%, Sì al 41,15%; a Caltanissetta No al 57,84%, Sì al 42,16%; a Ragusa No al 63,35%, Sì al 36,65%; a Enna No al 65,63%, Sì al 34,37%; a Siracusa No al 65,23%, Sì al 34,77%.
Il primo Comune a terminare lo spoglio di tutt'e sette le sue sezioni, in Sicilia, è stato Calatabiano, in provincia di Catania: 50,73 per il "No", contro 49,27 per il "Sì", con una differenza di 28 voti. L'affluenza era al 46 per cento.
DOVE VINCE IL SI'
Nell'onda di No, ci sono anche alcuni Comuni dove invece ha prevalso il Sì. Ecco quali.
In provincia di Catania: Maletto, Maniace e Mazzarrone. In provincia di Siracusa: Pachino e Portopalo. Nell'Agrigentino a Burgio, Camastra, Lampedusa, Montallegro, Palma di Montechiaro e Siculiana. Nel Nisseno a Niscemi e Villalba.
Cerami è l'unico Comune in provincia di Enna a prevalenza di Sì. Diversi invece sono quelli nel Messinese: Alcara Li Fusi, Basicò, Capizzi, Castelmola, Cesarò, Condrò, Falcone, Floresta, Francavilla di Sicilia, Furnari, Librizzi, Mazzarrà Sant'Andrea, Merì, Militello Rosmarino, Mojo Alcantara, Montagnareale, Montalbano Elicona, Motta Camastra, Novara di Sicilia, Oliveri, Patti, Reitano, Rodì Milici, San Fratello, San Pier Niceto, Santo Stefano di Camastra e Tripi.
In provincia di Palermo il Sì ha prevalso a Caccamo, Campofelice di Fitalia, Campofiorito, Cefalà Diana, Diana, San Mauro Castelverde, Scillato, Ventimiglia. Nel Ragusano solo ad Acate, nel Trapanese solo a Campobello di Mazara.
LE ROCCAFORTI DEL NO
Ecco i Comuni dove si sono registrate le percentuali più alte a favore del No: San Cono (oltre il 72 per cento) nel Catanese; Cassaro (oltre l'80) e Priolo (oltre il 73) in provincia di Siracusa; Bivona (72,7) e Sambuca di Sicilia (73,1) nell'Agrigentino; Casalvecchio Siculo (71,3) in provincia di Messina.
I DATI SULL'AFFLUENZA
L'affluenza quasi definitiva in Sicilia è del 46 per cento, la più bassa d'Italia. Guardando alle singole province, la più alta è a Messina col 49 per cento, la più bassa a Caltanissetta col 42,6%. In mezzo Agrigento col 43,3%, Siracusa col 45,20%, Trapani col 45,3%, Catania col 46,12%, Palermo col 46,38%, Enna col 47,44% e Ragusa col 47,63%. Sulle 5.306 sezioni in tutta l'isola, per il dato definitivo sull'affluenza ne mancano solo tre all'appello: sono nel Comune di Catania.
Il Comune con la più bassa affluenza è stato quello di Lampedusa e Linosa col 26,93%. Quello con la maggiore affluenza è stato Godrano (Palermo) col 60,05%. Guardando ai Comuni capoluoghi, soltanto Enna e Ragusa hanno percentuali superiori al 50%, rispettivamente 55,79 e 53,23. A Caltanissetta ha votato il 49,49%, a Palermo il 48,2%, a Messina il 47,88%, ad Agrigento il 46,78%, a Siracusa il 46,41%, a Trapani il 43,86%. Il capoluogo con l'affluenza più bassa è stato Catania con il 42,46%.
LE REAZIONI DAL FRONTE DEL NO
«Gli italiani si sono espressi chiaramente e hanno bocciato una modifica della Costituzione che, come la magistratura e parte della società civile avevano evidenziato, non avrebbe risolto nessuno dei tanti problemi che affliggono la giustizia e che toccano i cittadini», dice il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia. «Questo non vuol dire che abbiamo una giustizia soddisfacente ed efficiente - aggiunge - Perciò da ora è necessario lavorare con sobrietà e concretezza alla soluzione delle questioni reali, cominciando col potenziare mezzi e risorse».
I primi a commentare sull'isola sono i rappresentanti dei partiti del fronte progressista. «Questo è un risultato storico per la Sicilia - afferma Ismaele La Vardera, deputato regionale di Controcorrente - A metà sezioni scrutinate il no è quasi al 70%, a Palermo, un chiaro avviso di sfratto anche all'amministrazione Lagalla, mentre in Sicilia abbiamo sfondato il 60%, un dato che è destinato a crescere. Questo non può che essere un dato prettamente politico più che tecnico. La dimostrazione plastica - aggiunge - di come il popolo siciliano senza voto organizzato possa ribaltare tutte quelle dinamiche polito-clientelari che solitamente ci sono durante le elezioni amministrative e regionali. Se fossi nella maggioranza di Schifani mi farei due domande e non esiterei ad ammettere la sconfitta meditando le dimissioni».
Proprio a Palermo il comitato società civile per il "no" ha dato appuntamento in piazza Politeama, alle 18, per festeggiare la vittoria del no, con lo slogan «E poi uscimmo a riveder le stelle: il No ha vinto».
Per il Partito democratico, con il capogruppo all'Ars Michele Catanzaro, «la Sicilia ha urlato no all'arroganza del governo Meloni. Dalla Sicilia e dal Sud arriva un segnale forte - aggiunge - che dobbiamo sapere coagulare in vista delle prossime sfide elettorali, regionali e nazionali». Il segretario regionale dem Anthony Barbagallo sottolinea il risultato «schiacciante, ben oltre qualunque previsione. In alcune realtà siciliane - analizza - i voti per il no sono il doppio rispetto al si e complessivamente il dato percentuale siciliano è in linea con quello nazionale». Per Barbagallo questo è «un avviso di sfratto a Renato Schifani, al suo governo e al centrodestra. Sono stati travolti da scandali di ogni tipo, in particolare quelli giudiziari e speravano nell'impunità, stravolgendo la Costituzione per colpire la magistratura. Gli è andata male, anzi malissimo».
«Hanno provato a smontare la Costituzione per interessi di bassa bottega, gettando fumo negli occhi dei cittadini, avvelenando i pozzi della corretta informazione e gli è andata male, malissimo», è l'attacco di Nuccio di Paola, coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle in Sicilia. «Da tutta Italia e dalla Sicilia in particolare arriva un sonoro schiaffo all'arroganza delle destre che ci hanno messo la faccia, perdendola irrimediabilmente. I nettissimi numeri siciliani bocciano non solo una pessima riforma ma anche il governo Schifani, incapace, improduttivo, inutile e dannoso. Da qui parte il conto alla rovescia per lo sfratto di Schifani e dei partiti che lo sostengono».
«È una bella vittoria popolare, abbiamo lavorato molto e non è un caso che a Palermo si sia raggiunto un risultato così significativo», così il presidente del comitato della società civile per il No nel referendum, Claudio Riolo, commenta la vittoria del No e le percentuali raggiunte in Sicilia e a Palermo rispetto al quadro nazionale. Per Riolo «abbiamo costruito non un campo largo ma un campo costituzionale, e da qui bisogna ripartire per liberarci alle prossime elezioni di questo governo di destra, la peggiore destra possibile».
LE REAZIONI DAL FRONTE DEL SI'
Sul fronte del centrodestra siciliano, il primo a commentare, intorno alle sette della sera, è l'eurodeputato di Forza Italia Marco Falcone, che ammette: «Siamo delusi: questo referendum rappresenta un’occasione persa per modernizzare la giustizia e avviare l’Italia verso una nuova stagione di riforme, un passaggio che difficilmente si ripresenterà nel breve periodo».
Poi l'affondo politico rivolto al proprio partito sull'isola guidato da Renato Schifani. «Il popolo è sovrano e ne rispettiamo pienamente la volontà. Allo stesso tempo, chi ha responsabilità politiche deve saper leggere questo risultato e farne tesoro per il futuro», prosegue l’esponente azzurro. Proprio in Sicilia, poi - riflette Falcone - la sconfitta del Sì assume proporzioni ancora più rilevanti rispetto ad altre regioni, pare si superi addirittura l'Emilia-Romagna in termini percentuali. È un segnale da non sottovalutare, un forte campanello d’allarme per il centrodestra nel suo complesso e, per quanto ci riguarda, in particolare per la tenuta di Forza Italia. Le nostre roccaforti vanno difese con impegno e vicinanza alla gente, non considerate per acquisite».