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La taglia dell'Iran a chi uccide un soldato americano: Teheran rilancia la sfida agli Usa sullo Stretto di Hormuz
Si inasprisce lo scontro a distanza e si complica la disputa con il Qatar
Si alza ulteriormente il livello dello scontro tra Iran e Stati Uniti. Teheran ha annunciato una ricompensa di 30mila dollari per le forze iraniane che riuscissero a catturare o uccidere un «aggressore americano». A riferirlo è stato il comandante dell'esercito iraniano, Amir Hatami, citato dall'agenzia Fars. L'annuncio arriva in una fase di forte tensione nella regione, mentre il confronto tra Washington e Teheran coinvolge anche il controllo dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi strategici per il traffico energetico mondiale.
Il messaggio di Hatami si inserisce in una serie di dichiarazioni sempre più dure provenienti dai vertici iraniani. «Non ci fermeremo finché i nostri nemici, Stati Uniti e Israele, non saranno completamente sconfitti nella regione e i diritti dell'Iran non saranno riconosciuti», ha affermato il Comando generale delle forze armate iraniane in un comunicato citato da Mehr.
Sul fronte politico, a infiammare ulteriormente il confronto è intervenuto Ebrahim Azizi, esponente ultraconservatore e presidente della Commissione Sicurezza nazionale e Politica estera del Parlamento iraniano. In un messaggio pubblicato su X, Azizi ha invitato il presidente americano Donald Trump a preoccuparsi della propria sicurezza, accusandolo di «bluffare» sullo Stretto di Hormuz e arrivando a evocare la possibilità che possa essere costretto a nascondersi in un «furgone per la vendita di cibo».
Il riferimento è a quanto riportato da media statunitensi sulla sicurezza di Trump durante la sua recente visita ad Ankara. Secondo quelle ricostruzioni, il presidente americano sarebbe stato trasferito dall'Air Force One a un aereo più piccolo a bordo di un mezzo utilizzato per il catering, a causa dei timori per un possibile attacco iraniano. Azizi ha collegato quell'episodio alle recenti dichiarazioni di Trump sullo Stretto di Hormuz.
Il presidente statunitense ha infatti affermato che, una volta «sconfitto» l'Iran, Washington potrebbe dichiarare lo Stretto di Hormuz «territorio degli Stati Uniti». Una prospettiva respinta con forza da Teheran. Il passaggio marittimo, che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e rappresenta una rotta fondamentale per le esportazioni di petrolio e gas, è diventato uno dei principali terreni di confronto della crisi.
Proprio sullo Stretto il Parlamento iraniano è chiamato a discutere un disegno di legge sulla «garanzia della sicurezza duratura e dello sviluppo dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico». Il provvedimento, secondo l'agenzia Irna, prevede tra l'altro il divieto di transito per qualsiasi imbarcazione che trasporti equipaggiamenti o carichi di proprietà degli Stati Uniti, di Israele e dei Paesi considerati ostili all'Iran. Le linee generali del testo sono già state approvate dalla Commissione per la Sicurezza nazionale e la Politica estera del Parlamento.
L'Assemblea dovrebbe inoltre esaminare un secondo provvedimento dedicato al «contrasto alle ingerenze straniere». Le due iniziative legislative arrivano mentre il confronto militare e politico continua ad allargarsi e mentre il controllo delle rotte marittime del Golfo rappresenta uno dei nodi più delicati della crisi.
A complicare ulteriormente i rapporti tra Teheran e i Paesi della regione c'è poi la controversia sui tre piloti iraniani che, secondo le autorità iraniane, sarebbero stati catturati dal Qatar dopo che i loro aerei erano precipitati durante un attacco contro il Paese nel mese di marzo. Mohammad Bagherzadeh, capo del comitato delle forze armate iraniane per la ricerca dei dispersi, ha accusato Doha di continui «sabotaggi e ritardi» che impedirebbero il rientro dei militari in Iran. Teheran sostiene che un team di esperti dell'aeronautica sia pronto a recarsi in Qatar per verificare la sorte dei piloti e ha chiesto l'intervento della Croce Rossa.
Il Qatar ha però respinto le accuse, definendole dichiarazioni fuorvianti. Doha sostiene di aver invitato già ad aprile una delegazione iraniana per fornire informazioni sulle operazioni di ricerca, senza ricevere risposta. Secondo la versione qatariota, le operazioni avrebbero portato al ritrovamento dei resti di un solo pilota.
Il caso dei piloti aggiunge così un ulteriore elemento di tensione nei rapporti tra Iran e Qatar, mentre sul piano più ampio lo scontro con Washington continua a produrre dichiarazioni sempre più minacciose. Dalla ricompensa annunciata per chi colpirà militari americani alla battaglia politica e strategica sul Stretto di Hormuz, Teheran sembra voler ribadire che non intende arretrare. E le parole di Trump sul futuro dello Stretto hanno fornito al fronte iraniano un nuovo terreno per rilanciare la sfida agli Stati Uniti.