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Conflitto

Kiev sotto assalto: 25 morti, 85 feriti e Zelensky chiede armi e promette rappresaglia

La pioggia di 496 droni e 74 missili è durata ore e ha raso al suolo palazzi residenziali, ridotto in cenere auto e annerito piazze e strade

02 Luglio 2026, 21:24

21:30

Kiev sotto assalto: 25 morti, 85 feriti e Zelensky chiede armi e promette rappresaglia

È salito a 25 morti e 85 feriti il bilancio dei raid russi avvenuti la scorsa notte a Kiev. Lo ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, recatosi sui luoghi dei bombardamenti e impegnatosi a garantire una rappresaglia da parte dell’Ucraina. «La Russia colpisce obiettivi civili esclusivamente per costringere l’Ucraina a rinunciare al suo Stato», ha precisato il leader di Kiev.

Zelensky - rientrato di fretta da Dublino perché avvertito dell’attacco imminente - chiede armi e giura vendetta: «Reagiremo certamente». La pioggia di 496 droni e 74 missili è durata ore e ha raso al suolo palazzi residenziali, ridotto in cenere auto e annerito piazze e strade, danneggiato una struttura medica e distrutto un magazzino della Croce Rossa con 2 milioni di euro di aiuti umanitari andati in fumo, e perfino bruciato 800mila libri.

Un attacco di una portata tale da sorprendere i residenti della capitale: 52.000 persone, tra cui 4.500 bambini, si sono rifugiate nella metropolitana per proteggersi dal bombardamento, un numero record, mentre rimbalzano sui media e i social le immagini delle tende montate nelle stazioni metro, gente sdraiata su materassini gonfiabili e sedie da campeggio, e madri che cercano di dormire stringendo i bambini al petto.

Ma se in tanti sono scesi nei rifugi, molti altri hanno deciso di ignorare l’allarme aereo, assuefatti ormai alla guerra e stanchi di vedere il loro sonno costantemente interrotto. Una scelta che in Ucraina potrebbe rivelarsi fatale. «Molte persone non hanno prestato attenzione proprio come me, perché qui non c'era niente da colpire. Ma il missile ha centrato direttamente una casa», ha raccontato Karolina Shevchuk all’Afp. Quando il raid ha colpito il suo grattacielo nel quartiere sud-orientale di Darnytskyi, lei è stata fortunata, se l’è cavata con soltanto qualche detrito addosso. I suoi vicini, invece, sono finiti sepolti sotto le macerie.

Al mattino, la luce del sole ha portato con sé la consapevolezza di una devastazione senza precedenti in città, dove a centinaia sono usciti dai rifugi scoprendo di non riuscire a rintracciare molti dei propri cari. «È stato il più massiccio attacco nemico alla capitale», ha decretato il sindaco Vitaly Klitschko annunciando un lutto cittadino per il 3 luglio.

Da parte sua, Mosca ha rivendicato in un freddo comunicato di aver colpito «siti militari-industriali ucraini e infrastrutture energetiche» come «rappresaglia agli attacchi terroristici dell’Ucraina contro strutture civili in territorio russo». Kiev paga il prezzo di una campagna di bombardamenti ucraini che da settimane colpisce decine di obiettivi in tutta la Russia, prendendo di mira obiettivi militari e soprattutto impianti energetici e petroliferi che, per ammissione dello stesso Vladimir Putin, stanno provocando una carenza di carburante nel Paese.

Mentre scorre il sangue, la diplomazia non sembra trovare spazio. «Il presidente Trump vuole che questa guerra si risolva affinché le uccisioni insensate cessino», ha assicurato un funzionario americano all’Afp. Ma la mediazione statunitense è al palo. E «le sole parole di condanna non fermeranno gli attacchi contro Kiev. Solo un sostegno militare costante all’Ucraina e una maggiore pressione su Mosca possono farlo», ha commentato l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas annunciando la proposta di nuove sanzioni contro Mosca. «La Russia continuerà ad aumentare la pressione sul regime di Kiev per arrivare ai suoi obiettivi», è la replica del Cremlino. Mentre camminando tra le macerie dei palazzi di Kiev, Zelensky è tornato a chiedere armi e sanzioni agli alleati: «Le forniture per la difesa aerea dell’Ucraina sono una priorità assoluta e critica. Contiamo molto anche su una decisione degli Stati Uniti riguardo alle licenze per i Patriot», ha dichiarato il presidente ucraino, prima di lasciarsi andare a un commento amaro: «Se i nostri partner avessero consegnato quanto promesso nei tempi previsti, credo che avremmo potuto salvare più case e più vite».