la storia
Garlasco, la verità contesa diventa racconto: il nuovo capitolo mediatico di un caso che non smette di dividere
Il delitto di Chiara Poggi torna al centro non solo dell’inchiesta, ma anche dell’industria audiovisiva
Dopo quasi diciannove anni di processi, controinchieste, perizie, smentite e ritorni improvvisi, il nome di Chiara Poggi non è solo nei provvedimenti dei magistrati o nella memoria di un Paese: è diventato anche materia narrativa, contesa editoriale, potenziale prodotto seriale. Le indiscrezioni si rincorrono: sarebbero stati ceduti diritti per progetti audiovisivi legati alla vicenda di Alberto Stasi, con una cifra che avrebbe superato i 500mila euro. Un’ipotesi che, allo stato, non trova conferme ufficiali e che il difensore Antonio De Rensis ha liquidato con una frase netta: “Non mi risulta”.
A lanciare la notizia è stato il giornalista Gabriele Parpiglia. Secondo quella ricostruzione, sarebbero in campo due distinti progetti: una docu-serie su Alberto Stasi riconducibile a Groenlandia, e un film legato a Colorado Film, ispirato al libro Il ragionevole dubbio di Garlasco scritto da Stefano Vitelli, il giudice che nel 2009 assolse Stasi in primo grado. Sempre secondo la stessa indiscrezione, la sola cessione dei diritti relativi alla storia di Stasi avrebbe avuto un valore superiore ai 500mila euro.
La frase di De Rensis — “Non mi risulta” — non equivale, in senso stretto, a una smentita notarile di ogni possibile interlocuzione; però basta e avanza, sul piano giornalistico, per imporre cautela massima su somme, diritti e soggetti coinvolti. Eppure l’indiscrezione non nasce nel vuoto. Il caso Garlasco è da tempo rientrato con forza nel circuito dei racconti televisivi e documentari. Negli ultimi mesi il delitto di Chiara Poggi è tornato stabilmente nei palinsesti, nei talk e nei contenuti di approfondimento; Open ha realizzato una miniserie in tre episodi dedicata ai punti più controversi della vicenda, mentre Rai 2 aveva già annunciato nel 2024 il documentario Il caso Poggi per la collana Delitti in famiglia.
Perché proprio adesso il caso torna così appetibile
Il caso è di nuovo aperto sul piano giudiziario e mai chiuso sul piano pubblico. Il delitto avvenne il 13 agosto 2007. Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima, è stato condannato in via definitiva a 16 anni. Ma il quadro si è rimesso in movimento con la nuova indagine della Procura di Pavia, divenuta di dominio pubblico l’11 marzo 2025, che ha riportato sotto i riflettori Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara. Il 7 maggio 2026 la Procura ha notificato a Sempio l’avviso di conclusione delle indagini, ritenendolo responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi e contestando anche l’aggravante della crudeltà. In parallelo, la Procura ha segnalato che le nuove carte potranno essere inoltrate al Procuratore Generale di Milano per le eventuali valutazioni sulla revisione del processo a carico di Stasi. Il fatto che oggi, a quasi vent’anni dal delitto, una Procura italiana sostenga una ricostruzione incompatibile con la sentenza definitiva che ha portato Stasi in carcere. È su questa frattura che un eventuale progetto seriale può costruire tensione, pubblico, investimento. La cronaca, quando torna instabile, diventa immediatamente anche mercato.
Alberto Stasi ha ottenuto il via libera all’affidamento in prova ai servizi sociali dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, con un provvedimento depositato il 13 giugno 2026, dopo circa dieci anni e mezzo di detenzione. È un passaggio rilevante non solo sotto il profilo penitenziario, ma anche mediatico: significa che la sua figura, per anni confinata a dichiarazioni dei difensori e apparizioni controllate, torna potenzialmente più accessibile al racconto diretto.