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"Dell'Iran non rimarrà nulla", l'ultimatum di Trump: disarmo totale o distruzione

Washington detta le sue condizioni sul nucleare: via l'uranio dal Paese e un solo sito aperto. Ma Teheran non cede e lo Stretto di Hormuz tiene in ostaggio l'economia mondiale

18 Maggio 2026, 07:33

07:40

"Dell'Iran non rimarrà nulla", l'ultimatum di Trump: disarmo totale o distruzione

A metà maggio 2026, il Medio Oriente torna sull’orlo di una nuova escalation. Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è, come ha ammesso Donald Trump, “appeso a un filo”, mentre il linguaggio della diplomazia lascia spazio a minacce senza precedenti.

Dell’Iran non rimarrà nulla” se Teheran non accetterà rapidamente un’intesa: un monito che azzera i margini temporali e rilancia la pressione di Washington con toni da resa incondizionata. Dietro la retorica incandescente, la Casa Bianca tenta di imporre un disarmo di fatto.

La strategia statunitense si sostanzia in una proposta in cinque punti, particolarmente severa.

Tra le misure più sensibili figurano l’obbligo per l’Iran di trasferire all’estero tutto l’uranio altamente arricchito e la riduzione dell’infrastruttura nucleare nazionale a un solo impianto operativo.

Concentrare il programma in un unico sito, sostengono a Washington, lo renderebbe più agevole da verificare e impedirebbe a Teheran di frammentare materiali e capacità in una rete di strutture.

I timori americani si fondano su dati allarmanti certificati dall’AIEA il 17 maggio 2025: l’Iran disponeva di oltre 9.200 chilogrammi di uranio arricchito, di cui più di 408 chilogrammi al 60%, un passo critico verso la soglia necessaria all’uso militare.

Per Trump, lo svuotamento di queste scorte è decisivo per neutralizzare “l’eredità” del JCPOA e scongiurare in modo definitivo la minaccia dell’arma nucleareTeheran, però, oppone un rifiuto netto. Le richieste degli Stati Uniti sono giudicate umilianti e lesive della sovranità nazionale.

Nell’establishment iraniano pesa il precedente del ritiro americano dal JCPOA durante il primo mandato di Trump: è diffusa la convinzione che nessuna promessa o alleggerimento delle sanzioni da parte di Washington sia irreversibile. In questo clima di sfiducia, l’ultima controproposta formale dell’Iran è stata bruscamente rigettata dal presidente statunitense, che l’ha definita “spazzatura”, affossando le speranze di un’intesa preliminare affiorate a inizio maggio.

A rendere il quadro ancora più instabile è l’intreccio tra il dossier nucleare e i flussi energetici globali. La quasi paralisi dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio mondiale di idrocarburi, ha spinto il Brent oltre i 104 dollari al barile. Di fronte alle richieste iraniane di compensazioni per i danni di guerra e alla rivendicazione di un controllo sullo stretto, Washington ha minacciato il blocco dei porti dell’Iran, saldando in un’unica partita sicurezza marittima e centrifughe nucleari.