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LA GUERRA

Escalation nel Golfo: Trump avverte Teheran, attacco al sito nucleare di Barakah e corsa alla mediazione

Ore di forte tensione attorno all’Iran, mentre i mediatori internazionali intensificano gli sforzi per una via d’uscita diplomatica.

17 Maggio 2026, 23:40

23:50

Escalation nel Golfo: Trump avverte Teheran, attacco al sito nucleare di Barakah e corsa alla mediazione

Ore di forte tensione attorno all’Iran, mentre i mediatori internazionali intensificano gli sforzi per una via d’uscita diplomatica.

Donald Trump è tornato a minacciare Teheran, avvertendo che se non accetterà in tempi rapidi un’intesa del Paese “non resterà più nulla”.

Dopo una telefonata con il tycoon, Benjamin Netanyahu si è detto pronto a ogni evenienza, sollecitando al contempo il presidente americano a prendere una decisione.

Nel frattempo, gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato l’attacco di un drone nei pressi della centrale nucleare di Barakah, definendo l’escalation “inaccettabile”.

“Per l’Iran il tempo stringe: è meglio che si diano una mossa — e in fretta! — altrimenti non rimarrà più nulla di loro. Il tempo è essenziale”, ha dichiarato Trump, che ha trascorso il fine settimana alla Casa Bianca tra riunioni con i più stretti consiglieri e brevi sortite sul green. Il presidente ha avuto una conversazione di circa mezz’ora con il premier israeliano su una possibile ripresa degli attacchi contro Teheran che, secondo il New York Times, sarebbero già in fase di preparazione.

Trump deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità con l’Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare”, ha riferito Netanyahu dopo il colloquio, annunciando di aver convocato a Gerusalemme i principali collaboratori e ministri per una riunione sulla sicurezza.

Il premier ha inoltre sottolineato che “ci sono molte possibilità” sugli sviluppi del conflitto e che “siamo preparati a qualsiasi scenario”.

Sul terreno, non mancano segnali di ulteriore frizione: Abu Dhabi ha reso noto che un velivolo senza pilota “proveniente da ovest” ha colpito un generatore elettrico vicino al sito di Barakah, nella regione di Al Dhafra, innescando un incendio. Le autorità emiratine hanno assicurato che non si registrano feriti né conseguenze sui livelli di sicurezza radiologica, condannando l’“attacco terroristico” come inammissibile.

In una nota, il ministero degli Esteri ha definito l’azione una pericolosa escalation, una minaccia diretta alla sicurezza nazionale e una palese violazione del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e del diritto umanitario.

Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi, ha espresso “profonda preoccupazione” in un messaggio su X: “Qualsiasi attività militare che minacci la sicurezza nucleare è inaccettabile”, ha scritto, aggiungendo di essere stato informato dagli Emirati che i livelli di radiazione a Barakah restano normali e che non risultano feriti.

Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan bin Abdullah Al Saud, ha discusso in una telefonata con l’omologo del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, degli sforzi per la de-escalation; il capo della diplomazia qatarina ha poi avuto un colloquio anche con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Doha ha esortato tutte le parti a rispondere alle iniziative di mediazione per affrontare le cause profonde della crisi attraverso il dialogo, con l’obiettivo di un accordo duraturo che eviti un’ulteriore spirale del conflitto.

Teheran, però, sostiene che Washington non abbia offerto alcuna concessione. Secondo l’agenzia Fars, vicina ai Pasdaran, gli Stati Uniti avrebbero chiesto il ritiro e la consegna di 400 chilogrammi di uranio arricchito, il mantenimento in funzione di un solo impianto nucleare e nessuno sblocco dei beni congelati: proposte che, a giudizio iraniano, puntano a ottenere per via negoziale ciò che non è stato raggiunto con la guerra, senza concedere nulla di concreto all’Iran.