×

Il caso

Papa Leone risponde a Trump: "Io non sono un politico"

Dopo le critiche del presidente Usa al Pontefice, le parole di Prevost sull'aereo papale

13 Aprile 2026, 11:59

12:00

Papa Leone risponde a Trump: "Io non sono un politico"

Seguici su

Lo scontro è esploso a diecimila metri di quota, segnando una frattura senza precedenti tra Casa Bianca e Santa Sede.

In volo da Roma ad Algeri, Leone XIV ha ribadito ai giornalisti la natura pastorale del suo intervento pubblico: «Non sono un politico», ha dichiarato, precisando di «parlare del Vangelo», che «bisogna costruire la pace». E ha lanciato un appello diretto: «Smettiamola con le guerre!».

Il Pontefice ha insistito sulla necessità del confronto e di una cooperazione multilaterale tra gli Stati per individuare soluzioni eque ai conflitti.

«Troppe persone stanno soffrendo, troppi innocenti sono stati uccisi, e credo che qualcuno debba alzarsi per dire che c’è una via migliore», ha affermato, sollecitando un rinnovato impegno internazionale per mettere fine alle ostilità.



Lo scontro è tra Donald Trump, presidente degli Stati Uniti e Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, primo pontefice americano nella storia della Chiesa cattolica.

Quello innescato nell’aprile 2026 è molto più di un incidente diplomatico: è il confronto diretto tra due concezioni antitetiche del potere e dell’ordine internazionale.

L’offensiva è partita nella serata di domenica 12 aprile, quando Trump ha scelto i social per lanciare un attacco inedito a un’autorità religiosa globale.

Il capo della Casa Bianca ha accusato Leone XIV di “non fare un buon lavoro”, definendolo un leader “debole”, eccessivamente “liberale” e compiacente verso la “sinistra radicale”.

Spingendosi oltre la polemica politica, ha persino insinuato che l’elezione del Pontefice sia stata un espediente per gestire i rapporti con Washington.

La replica vaticana è arrivata la mattina successiva dall’aereo papale in rotta verso l’Algeria. Senza esasperare i toni, Leone XIV ha respinto l’invito a un confronto personale, ribadendo però con fermezza il dovere morale di opporsi alla guerra.

“Non siamo politici”, ha sottolineato il Papa, chiarendo di non temere l’amministrazione americana e rifiutando che il messaggio evangelico venga distorto o piegato a fini di parte.

All’origine della crisi vi è la dura condanna del Pontefice rispetto alla crescente escalation bellica che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran.

Pochi giorni prima, Leone XIV aveva denunciato la “delusione di onnipotenza” che alimenta le ostilità, affermando che “Dio non benedice alcun conflitto”.

Una presa di posizione che smonta la retorica del cristianesimo utilizzato come giustificazione militare, tema particolarmente sensibile per Trump, che alle elezioni del 2024 aveva ottenuto il 55% del voto cattolico contro Kamala Harris.

Il Papa, forte di una biografia internazionale, rifiuta in modo netto di fungere da “cappellano dell’Occidente”.

Non è un caso che questa rottura pubblica maturi mentre Leone XIV affronta il viaggio più lungo del suo pontificato: undici giorni in Africa.

La storica visita in Algeria, la prima in assoluto per un Papa, possiede un valore altamente simbolico.

Sulle orme di Sant’Agostino, il Pontefice intende promuovere la convivenza tra cristiani e musulmani, prendendo le distanze dall’asse euro-atlantico.

Di fronte al linguaggio muscolare dell’amministrazione statunitense, Papa Prevost contrappone la diplomazia morale: la Chiesa sostiene la pace, il dialogo e il multilateralismo, ricordando al leader più potente del pianeta che la guerra non può mai essere normalizzata.