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Il caso

Famiglia del bosco, documentazione scioccante sulle condizioni dei figli

«Revocare la sospensione della genitorialità», tuona l'avvocato della coppia dopo aver visionato foto e disegni dei bambini ospitati nella casa-accoglienza. Ed è scontro fra la struttura e la mamma

15 Febbraio 2026, 22:41

Famiglia del bosco, documentazione scioccante sulle condizioni dei figli

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Ora i ruoli si capovolgono: la famiglia del bosco denuncia la sofferenza dei figli con una documentazione descritta come “scioccante”. Il caso di Palmoli, un piccolo comune in provincia di Chieti, continua a tenere incollati milioni di italiani. Che vogliono sapere quale sarà il destino dei bambini “costretti” a lasciare la casa dove erano abituati a vivere con mamma Catherine e papà Nathan. Ora nelle mani del legale della famiglia c'è un fascicolo che potrebbe portare una novità nel caso. L'avvocato ha chiesto al Tribunale dei Minorenni de L'Aquila la revoca del provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale. L’istanza è stata corredata da una relazione tecnica prodotta dal neuropsichiatra e psicologo Tonino Cantelmi. «Abbiamo visionato un centinaio di file relativi a foto e video che riguardano i bambini - dichiara Cantelmi all’Ansa -. Tutta questa imponente documentazione è scioccante: i bambini soffrono e stanno male. Abbiamo allegato per il Tribunale 8 file di foto digitali e 2 video, più due disegni dei bambini. La documentazione, che comunque ci rendiamo disponibili a consegnare tutta se necessario, è inequivocabile: solo per il servizio sociale il dolore dei bimbi è invisibile

I legali della famiglia hanno denunciato che Catherine e i figli verrebbero separati durante la notte da una porta chiusa a chiave, parlando di «trauma per i minori». La struttura smentisce ufficialmente, dichiarando: «Nessuno ha mai impedito alla madre di raggiungere i figli». E precisa che il varco indicato come causa del «dolore» e dei «traumi» dei piccoli — da quasi tre mesi lontani dal loro «casolare nel bosco» — non è mai stato serrato. In un secondo, severo comunicato diffuso nell’arco di due giorni, la direzione della casa famiglia che ospita i cosiddetti “bambini del bosco” replica alle informazioni circolate secondo cui a Catherine, che alloggia al secondo piano, sarebbe stata negata la possibilità di raggiungere i figli al piano terra, soprattutto nelle ore notturne. Un presunto divieto che, come la stessa donna ha ammesso in lacrime venerdì scorso, provoca sofferenza a lei e ai minori. «La madre — spiega la struttura — non ha mai trovato la porta chiusa dal lato a lei accessibile e non le è mai stato impedito dal personale di raggiungere i figli in qualsiasi momento, anche nelle ore notturne. È accaduto diverse sere, infatti (e sta accadendo ancora spesso), che la madre sia scesa dai figli e sia rimasta a dormire con loro, o li abbia portati nel suo appartamento, posto al secondo piano». «La porta in questione — prosegue la nota — è dotata di maniglione antipanico, che consente sempre l’apertura dall’interno della scala, che nessuno può chiudere. Non si tratta della porta delle camere dei minori e non è mai stata utilizzata per “chiudere a chiave i bambini la notte”, come irresponsabilmente riportato da alcune ricostruzioni giornalistiche». L’accesso, aggiunge la casa famiglia, è stato chiuso una sola volta «a tutela dell’incolumità fisica dei tre bambini» che, «eludendo la supervisione educativa, avevano iniziato a salire ai piani superiori — dove sono presenti scale, finestre, terrazze e locali non destinati ai minori — per recarsi dalla madre al secondo piano». Nella stessa comunicazione, la Fondazione che gestisce la casa d’accoglienza smentisce anche le affermazioni di una presunta ex dipendente che, in un’intervista televisiva, aveva descritto le condizioni di Catherine come «tenuta al 41 bis». «La signora non è una “ex operatrice della Casa Accoglienza recentemente andata in pensione”, come lasciato intendere nel servizio televisivo. L’ultimo rapporto contrattuale risale al 2013. Da allora la signora non ha più avuto alcun rapporto con la casa accoglienza, né come lavoratrice né come visitatrice». Le dichiarazioni della struttura arrivano alla vigilia di una settimana in cui la coppia anglo-australiana sarà nuovamente ascoltata dagli psicologi del tribunale per l’ultima seduta valutativa, dopo quella di venerdì scorso, interrotta per lo stato di fragilità di Catherine.

Sono previste, intanto, per il 6 e 7 marzo 2026 le perizie psicologiche decisive sui bambini da parte della CTU (Consulenza Tecnica d'Ufficio). Questi esami stabiliranno se i minori potranno tornare a vivere con i genitori o se sarà necessario un affido alternativo (si era parlato di una zia in Australia, ma la famiglia ha ribadito di voler restare in Italia).