Il fronte dell'America Latina
Trump sposta la pressione su Cuba: in Venezuela cresce l'attesa per i prigionieri italiani
Da Caracas a L’Avana: Trump alza la posta dopo la cattura di Maduro, tra minacce a Cuba, rilasci a singhiozzo di prigionieri politici e la corsa italiana per riportare a casa Alberto Trentini
Donald Trump
Dopo aver messo nel mirino il regime di Nicolás Maduro, Donald Trump sposta ora la pressione su Cuba. A una settimana dalla cattura dell'ex leader venezuelano, il tycoon ha innalzato il livello dello scontro con L'Avana, arrivando perfino a ironizzare sulla possibilità che il suo segretario di Stato, di origini cubane, possa un giorno governare l'isola.
In Venezuela, la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha preso le distanze da Washington, mentre proseguono a Caracas le manifestazioni dei sostenitori di Maduro contro gli Stati Uniti. Nella capitale cresce l'attesa per il rilascio di altri detenuti politici, tra i quali l'italiano Alberto Trentini.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, la promessa della Rodríguez di liberare un "gran numero" di prigionieri è rimasta finora in gran parte disattesa. In Italia, diplomazia e intelligence lavorano senza sosta su più fronti per ottenere il rimpatrio del cooperante veneziano detenuto nel carcere di El Rodeo da oltre quattrocento giorni e degli altri cittadini italiani.
Dopo la scarcerazione dei primi due, Biagio Pilieri e Luigi Gasperin, cresce la speranza di una svolta anche per il 46enne, sebbene i tempi non appaiano brevi, come dimostrano le liberazioni con il contagocce decise dalle autorità venezuelane.
Trump si è detto soddisfatto del gesto di apertura del nuovo governo, attribuendosene il merito. "Il Venezuela ha avviato, in modo significativo, il processo di rilascio dei prigionieri politici. Grazie!", ha scritto su Truth Social. "Spero che questi prigionieri si ricorderanno di quanto siano stati fortunati che gli Stati Uniti siano intervenuti e abbiano fatto ciò che andava fatto".
La luna di miele tra la Rodríguez e il tycoon, tuttavia, potrebbe durare poco. In bilico fra l'esigenza di collaborare con Washington per rilanciare l'economia e il timore di tensioni interne, la figlia di un ex guerrigliero marxista ha dichiarato che in Venezuela "governa il popolo", rispondendo implicitamente a Trump, secondo cui gli Stati Uniti "sono al comando" del Paese sudamericano.
In un intervento trasmesso da Venezolana de Televisión, la leader ad interim ha aggiunto che "a Caracas c'è il governo di Maduro" e che "l'aggressione criminale" di sabato 3 gennaio passerà alla storia come "una grande macchia nelle relazioni" tra Venezuela e Stati Uniti.
Mentre il figlio dell'ex presidente ha fatto sapere che il padre, detenuto a Brooklyn, "sta bene", la Rodríguez ha avvertito che "non si riposerà un minuto" finché l'ex leader e la moglie Cilia Flores non faranno ritorno a Caracas.
Intanto, il Dipartimento di Stato americano ha diffuso un'allerta esortando i cittadini statunitensi in Venezuela a lasciare il Paese "immediatamente", poiché la situazione della sicurezza è "instabile". In particolare, l'avviso mette in guardia dalla presenza delle milizie paramilitari note come colectivos, che fermano i veicoli alla ricerca di cittadini Usa o di prove di sostegno a Washington.
Sul fronte cubano, la tensione continua a crescere. "Per molti anni Cuba ha vissuto grazie alle ingenti quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio ha fornito 'servizi di sicurezza' agli ultimi due dittatori venezuelani, ma ora non più!", ha scritto Trump su Truth Social. "Il Venezuela ora ha gli Usa, l'esercito più potente del mondo a proteggerlo. Non ci sarà più petrolio o denaro per Cuba – zero! Consiglio vivamente di raggiungere un accordo, prima che sia troppo tardi".
Immediata la replica de L'Avana, affidata al ministro degli Esteri Bruno Rodríguez: "Cuba non riceve, né ha mai ricevuto, compensi monetari o materiali per i servizi di sicurezza forniti ad alcun Paese" e, "a differenza degli Usa", non ha "un governo che si dedica ad attività mercenarie, ricatti o coercizioni militari contro altri Stati".
Rodríguez ha accusato Washington di essere "un egemone criminale e incontrollato che minaccia la pace e la sicurezza, non solo a Cuba e in questo emisfero, ma in tutto il mondo". Il governo di Miguel Díaz-Canel ha infine risposto annunciando un' esercitazione militare su tutto il territorio nazionale, perché "prepararsi alla difesa è uno sforzo necessario", come ha scritto Granma, organo ufficiale del Partito Comunista cubano. (ANSA)