IL CASO
“Les brûlés font du ski”: perché la vignetta di Charlie Hebdo su Crans‑Montana ha acceso la miccia
Un disegno, due sciatori in fiamme, una memoria ancora aperta: come la satira ha toccato un nervo scoperto e cosa ci dice il caso sul rapporto tra libertà d’espressione, lutto collettivo e responsabilità
Una pista innevata, due figure stilizzate che scivolano giù avvolte dalle fiamme, la scritta grottesca “Les brûlés font du ski” e, sotto, “La comédie de l’année”. È bastato questo, il tratto rapido del fumettista francese Salch per il settimanale satirico Charlie Hebdo, a trasformare un dolore ancora vivo in un cortocircuito nazionale. L’immagine richiama il film di culto “Les Bronzés font du ski” e rielabora, con sarcasmo urticante, la tragedia di Crans‑Montana, dove la notte di Capodanno un incendio nel bar Le Constellation ha ucciso almeno 40 persone e ne ha ferite 116, molte con gravi ustioni. La vignetta, pubblicata online alla vigilia o in concomitanza con la giornata di lutto nazionale in Svizzera (venerdì 9 gennaio 2026), ha scatenato un’ondata di indignazione sui social e acceso il dibattito sul confine tra satira e offesa.
Il disegno e il rimando al cinema pop: una scelta che brucia
Secondo la descrizione diffusa da più testate, la vignetta — postata sui profili social del giornale — raffigura due sciatori caricaturali, “gravemente ustionati”, in fiamme. Il titolo, “Les brûlés font du ski”, è un gioco di parole sul celebre “Les Bronzés font du ski” del 1979, fenomeno di costume in Francia. Proprio quel cortocircuito tra cultura pop e lutto ha fatto deflagrare la polemica: l’effetto comico, costruito sulla leggerezza della citazione, collide con la brutalità di un rogo che ha stravolto decine di famiglie. A comporre la scintilla, il tempismo: l’uscita è caduta in un momento in cui l’opinione pubblica stava ancora metabolizzando i racconti dei superstiti e la memoria dei più giovani tra le vittime.
Reazioni: la voce dei sopravvissuti, l’indignazione online, la responsabilità pubblica
Tra i commenti più condivisi c’è quello di Julie Bourges, attivista e divulgatrice francese sopravvissuta in adolescenza a gravissime ustioni, che ha definito il disegno “non umorismo ma un’ulteriore violenza”, invocando la “decenza” come argine minimo. La sua presa di posizione è stata ripresa da testate svizzere e italiane, contribuendo a dare alla contestazione un volto e una storia di carne. In parallelo, migliaia di utenti su Instagram e X hanno accusato Charlie Hebdo di aver oltrepassato il limite tra satira e dileggio delle vittime. Nelle stesse ore, il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso solidarietà alla Svizzera e alle famiglie colpite e il 9 gennaio si è recato alla cerimonia ufficiale in Vallese. Non risultano, al momento, prese di posizione presidenziali specifiche sul disegno; è documentata invece la sua partecipazione all’omaggio e il messaggio di cordoglio del 1 gennaio 2026.
Il fatto nudo: cosa è successo a Crans‑Montana
Nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1 gennaio 2026, durante i festeggiamenti, un incendio si è sviluppato all’interno del bar Le Constellation. Il bilancio ufficiale, aggiornato nei giorni successivi, parla di 40 morti e 116 feriti, con 83 persone ricoverate per ustioni severe. Le autorità valdesi hanno descritto una dinamica compatibile con un “flashover”, passaggio repentino da un focolaio a un incendio generalizzato. Tra le ipotesi al vaglio, ritenuta “probabile” dagli inquirenti, c’è l’innesco del soffitto da parte di “fontane” pirotecniche (candele scintillanti) applicate alle bottiglie di champagne e sollevate sopra la folla: le scintille avrebbero raggiunto pannelli fonoassorbenti, favorendo la propagazione del fuoco e dei fumi tossici. Il dolore collettivo si è riflesso nel lutto nazionale indetto per il 9 gennaio.
I conti con la sicurezza: ispezioni mancate e indagine giudiziaria
Ben oltre il tempo del cordoglio, a Crans‑Montana si stanno facendo i conti con la sicurezza. È emerso che il locale non sarebbe stato ispezionato dal 2019, benché le verifiche fossero previste annualmente. La mancanza di controlli tra il 2020 e il 2025 — confermata dal sindaco Nicolas Féraud — ha sollevato interrogativi pesanti sulla catena delle responsabilità. Sono stati aperti procedimenti per presunto omicidio colposo nei confronti dei due gestori del bar (identificati dalla stampa come i coniugi Jacques e Jessica Moretti), e il Comune ha disposto il divieto di utilizzo di candele pirotecniche nei locali. L’attenzione degli inquirenti si concentra anche sulla gestione delle uscite e sulla conformità dei materiali interni. È un capitolo doloroso ma necessario: perché la memoria non rimanga solo elenco di nomi, ma si traduca in norme e vigilanza.
Satira, diritto e ferite aperte: dove passa la linea
Il caso Charlie Hebdo riporta in superficie una domanda che in Francia torna ciclicamente: la libertà di espressione — anche la più urticante, anche la blasfemia — quanto può e deve spingersi a ridosso di un lutto? Lo stesso Macron, in passato, ha ribadito che non è compito di un presidente giudicare le scelte editoriali di una redazione, richiamando la centralità della libertà di stampa. Ma il diritto, qui, incontra l’etica: pubblicare una vignetta che fa leva sull’immaginario comico mentre i reparti ustioni restano pieni, significa, per molti lettori, trasformare la sofferenza in gag. Per altri, è invece la prova di un’autonomia assoluta della satira, che non risponde al calendario del dolore. Uno scontro di sensibilità che l’episodio di Crans‑Montana ha reso lampante.
La giornata del lutto e il ruolo delle istituzioni
La Svizzera ha scelto il 9 gennaio 2026 come giornata di lutto nazionale. A Crans‑Montana, una cerimonia sobria ha ricordato le 40 vittime, con la presenza di autorità federali e rappresentanze straniere. La Francia ha inviato il suo capo dello Stato, Emmanuel Macron, accompagnato da esponenti del governo, in segno di vicinanza a un dramma che ha colpito anche cittadini francesi. Il lutto è un atto politico e civile: riconosce le responsabilità e impone una promessa di verità. È in questo contesto che la vignetta ha fatto irruzione, sovrapponendo due tempi — quello dell’inchiesta e quello della satira — difficili da tenere insieme.