TURCHIA
Istanbul, notte di ferro e neon: dalla soffiata alla “stanza segreta”, il blitz che ha travolto Can Yaman
Dentro l’operazione che ha scosso la movida sul Bosforo senza (ancora) dare tutte le risposte
Una porta antipanico si richiude, i neon sul bancone riprendono a vibrare, fuori il Bosforo scorre scuro come bitume. Dentro, i controlli sono chirurgici: cani antidroga, guanti di lattice, torce negli interstizi. È la notte in cui a Istanbul la movida si sveglia al suono degli stivali e dei tesserini. Nella rete dei controlli finisce anche Can Yaman, volto esportato della fiction turca in Italia, fermato insieme ad altre persone durante un’operazione che mette a fuoco il lato opaco dei locali più frequentati della città. Una vicenda che, tra soffiata, perquisizioni e un’ipotetica “stanza segreta”, chiede di essere ricostruita con freddezza e senza scorciatoie.
Il perimetro del blitz: tra polizia e gendarmeria, più indirizzi nella notte
Secondo quanto comunicato e ricostruito dalle fonti giudiziarie turche e dai media locali, nella notte tra il 9 e il 10 gennaio 2026 le forze dell’ordine hanno effettuato un’operazione congiunta su più indirizzi. La gendarmeria ha effettuato una perquisizione al Bebek Hotel, affacciato sul Bosforo, mentre la polizia ha controllato tra gli altri il club Klein Phönix.
Il numero dei locali coinvolti varia a seconda delle fonti: si parla di sei esercizi ispezionati dalla polizia e uno dalla gendarmeria, ma altri riferimenti parlano di fino a nove locali complessivi nell’arco dell’operazione. In alcuni punti sono stati sequestrati materiali descritti come “residui” o “liquidi” riconducibili a sostanze stupefacenti, oltre a cocaina, marijuana, pillole, un bilancino di precisione e persino munizioni. Questi dettagli, forniti dall’ufficio del Procuratore capo di Istanbul, delineano un quadro operativo non occasionale ma strutturato, sia come estensione, sia come finalità dei controlli.
Chi c’era e cosa è accaduto: la sequenza del fermo
Tra i fermati risultano l’attrice e cantante Selen Görgüzel e altre figure del panorama televisivo e dei social, come Nilüfer Batur Tokgöz, Ayşe Sağlam e Ceren Alper. La presenza di Can Yaman – che in Italia è stato ingaggiato come protagonista di “Sandokan” – ha attirato comprensibilmente l’attenzione internazionale.
Le ricostruzioni convergono su un punto: il nome di Yaman non figurava tra i destinatari di un mandato preventivo, e il suo fermo sarebbe scattato in flagranza, dopo il ritrovamento addosso a lui di sostanze stupefacenti durante la perquisizione. Dopo gli atti di rito e l’accompagnamento all’Istituto di Medicina Legale per gli accertamenti biologici, l’attore è stato in seguito rilasciato: avrebbe reso dichiarazioni ai magistrati. In attesa dell’esito dei test e di ulteriori riscontri, resta ferma la cornice delle accuse contestate nell’indagine, sulle quali si dirà tra poco.
“Soffiata” e fermo in flagranza: ciò che sappiamo, ciò che resta ipotesi
La scintilla del blitz, stando a una linea di ricostruzione diffusa da testate turche e ripresa da autorevoli media italiani, sarebbe arrivata da una “soffiata” mirata. Proprio la segnalazione avrebbe portato gli investigatori a concentrare le verifiche su alcuni indirizzi ritenuti sensibili, tra cui il Bebek Hotel, luogo frequentato da personaggi noti. È in questo contesto che – secondo tali fonti – il fermo di Can Yaman sarebbe avvenuto per presunto possesso in occasione di perquisizione.
Va ribadito: la Procura non aveva emesso un mandato di arresto specifico per Yaman; il fermo sarebbe maturato sul posto, nel vivo dell’operazione. Questi elementi, al momento, rientrano nel perimetro di un racconto coerente ma in evoluzione, che va maneggiato con cautela finché non verranno depositati atti formali più dettagliati.
Gli indirizzi nel mirino: Bebek Hotel e Klein Phönix
Il focus si è posato su due luoghi simbolici. Il primo è il Bebek Hotel, indirizzo storico e di tendenza, dove la gendarmeria ha condotto perquisizioni prolungate. Il secondo è il Klein Phönix a Maslak, dove si è mossa la polizia con il supporto di personale del nucleo narcotici. L’attenzione sui due locali non è casuale: fanno parte dei nodi più frequentati della nightlife cittadina, crocevia di imprenditori, influencer e celebrità. La scelta di intervenire simultaneamente su più sedi indica la volontà di evitare “buchi” di copertura e di ottenere una fotografia istantanea del circuito.
La “stanza segreta”: cosa è certo e cosa no
Tra i dettagli più discussi, la presunta individuazione – in un secondo passaggio di controlli – di una “stanza segreta” nel Bebek Hotel. Secondo quanto riferito in diretta da una cronista di CNN Türk e ripreso da autorevoli quotidiani turchi, la stanza non sarebbe emersa nelle prime perquisizioni, ma sarebbe stata localizzata in un’ulteriore ispezione condotta con circa 200 unità della gendarmeria e con l’ausilio di cani antidroga. Sulla base di tali resoconti giornalistici, in quell’ambiente si indagherebbe l’ipotesi di sistemi di registrazione; al momento, tuttavia, si tratta di elementi riferiti dalla stampa e sottoposti a verifica. Non c’è una conferma ufficiale su eventuali registrazioni o sulla destinazione d’uso della stanza, oggetto di accertamenti tecnici. Manteniamo dunque il condizionale: si parla di ipotesi, non di fatti cristallizzati in atti giudiziari pubblici.
I reati al centro del fascicolo: che cosa contestano gli inquirenti
La Procura di Istanbul ha inquadrato l’inchiesta in una cornice di reati che vanno dal possesso per uso personale di sostanze stupefacenti alla facilitazione dell’uso altrui, fino all’incoraggiamento o intermediazione e messa a disposizione di luoghi per la prostituzione. Una gamma ampia, che racconta di un’attenzione investigativa non limitata al consumo individuale, ma estesa alle dinamiche di sistema che trasformano luoghi e persone in nodi di una rete. È importante rimarcare che si tratta di ipotesi di reato: spetterà ai magistrati stabilire se e come tali contestazioni troveranno riscontro probatorio.
Dalla cronaca al profilo pubblico: perché l’arresto di Yaman fa rumore
Il fermo e il successivo rilascio di Can Yaman hanno avuto un’eco immediata in Italia, dove l’attore è protagonista del reboot di “Sandokan” e ha consolidato un seguito trasversale grazie a fiction come “Viola come il mare”. La combinazione fra notorietà e cronaca giudiziaria è, fisiologicamente, una miscela che amplifica la notizia.
Ma proprio per questo il rispetto dei paletti deontologici è imprescindibile: distinguere i fatti certificati dalle indiscrezioni, separare i rilievi in flagranza dalle valutazioni d’accusa, attendere gli esiti di analisi e perizie.
I numeri, le persone, gli oggetti: cosa dicono i sequestri
Al netto della variabilità sul numero dei locali perquisiti (6, 7 o 9, a seconda delle fonti), i dati sugli oggetti sequestrati offrono un riscontro tangibile: cocaina, marijuana, pillole, residui e liquidi ritenuti compatibili con sostanze stupefacenti, un bilancino di precisione e munizioni. Il quadro dei sequestri, se confermato per intero, indicherebbe un profilo di consumo ma anche potenzialmente di logistica – strumenti e presidi funzionali alla preparazione e distribuzione al dettaglio. Il valore probatorio di tali reperti dipenderà da dove e come sono stati rinvenuti, dal collegamento a specifiche persone e dagli esiti degli esami di laboratorio.
Le tappe note: dal controllo agli accertamenti forensi
Dopo i fermi, i soggetti coinvolti – tra cui Can Yaman e Selen Görgüzel – sono stati accompagnati all’Istituto di Medicina Legale per analisi del sangue e, verosimilmente, altri accertamenti tecnici. Si tratta di passaggi standard nelle indagini su presunti reati in materia di stupefacenti, utili a confermare o escludere l’assunzione recente e a mappare eventuali tracce su indumenti o oggetti sequestrati. Gli esiti non sono stati resi pubblici al momento della stesura di questo articolo. Nel pomeriggio di oggi Yaman è stato rilasciato dopo aver reso dichiarazioni agli inquirenti. È un tassello significativo: misura cautelare e carte d’accusa, allo stato, non si sono tradotte in una custodia protratta.
Un’indagine che viene da lontano: i precedenti e i nomi dell’inchiesta
La parabola del Bebek Hotel non nasce con questa notte. L’inchiesta aveva già incrociato figure dell’imprenditoria dell’intrattenimento. Tra i nomi citati in precedenti fasi figura Muzaffer Yıldırım, indicato come proprietario dell’hotel, il cui percorso giudiziario nell’ambito del medesimo filone è documentato da testate locali che hanno seguito la vicenda in modo continuativo. In alcune tranche, i giudici hanno disposto scarcerazioni con divieto di espatrio o arresti domiciliari, a testimonianza di un procedimento che si allarga e si aggiorna per ondate successive. Il denominatore comune è la messa a fuoco di presunte reti che avrebbero favorito consumo di droghe e altre condotte contestate in luoghi ritenuti “protetti” dalla notorietà dei frequentatori.
Cosa rischiano gli indagati: la bussola giuridica (senza allarmismi)
Sul piano del diritto penale turco, le contestazioni elencate – dal possesso per uso personale alla facilitazione, fino alle ipotesi legate alla prostituzione – possono determinare esiti molto diversi in termini di trattamento sanzionatorio. Molto dipende da: la quantità e la tipologia delle sostanze eventualmente attribuite a ciascuno; il grado di organizzazione provato (se esiste) e l’eventuale ruolo personale; gli esiti di analisi biologiche e tecniche; la presenza di precedenti o recidive.Allo stato, parlare di pene o sentenze sarebbe arbitrario. È invece corretto ricordare che la giustizia turca opera con strumenti cautelari progressivi (come il divieto di espatrio o i domiciliari) prima di approdare – se e quando – a dibattimenti con capo d’imputazione formalizzato.
Perché questa storia “parla” oltre il gossip
L’arresto e il rilascio di Can Yaman non sono solo un capitolo di cronaca rosa: raccontano di come immagine, mercato dell’intrattenimento e giustizia possano incrociarsi nel modo più scomodo, sotto le luci fredde di una sala da ballo svuotata. A coinvolgere l’attenzione pubblica sono almeno tre elementi: l’ipotesi di consumo e facilitazione di stupefacenti in luoghi simbolo della città; il ruolo (da verificare) di infrastrutture come una “stanza segreta” e, se confermato, di sistemi di registrazione; l’effetto di deterrenza che operazioni così visibili vogliono esercitare su un circuito che si alimenta di notorietà e accessi riservati.Per ora, però, restiamo ai fatti: fermo in flagranza, sequestri documentati, rilascio dopo le dichiarazioni, accertamenti in corso.

