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“Un ragazzo alto e pieno di vita”: ritratto di Achille Barosi, 16 anni, tra le vittime della notte di fuoco a Crans‑Montana

Il dolore di Milano per lo studente dell’artistico delle Orsoline morto nel rogo del pub Le Constellation. L’inchiesta in Svizzera indaga su scintille di bottiglia, materiali a rischio e vie di fuga

Redazione La Sicilia

03 Gennaio 2026, 22:41

“Un ragazzo alto e pieno di vita”: ritratto di Achille Barosi, 16 anni, tra le vittime della notte di fuoco a Crans‑Montana

All’una e mezza passata, nella penombra di una cantina trasformata in dancefloor, un lampo azzurro rimbalza tra i calici. Le scintille di una candela “fontana” legata a una bottiglia di champagne puntano al soffitto. Poi il buio diventa un flashover: l’aria prende fuoco, la temperatura schizza in pochi secondi, la musica si interrompe in un urlo. È in quell’istante, la notte tra il 31 dicembre 2025 e l’1 gennaio 2026, che si spezza la vita di Achille Barosi, 16 anni, studente milanese del Liceo Artistico delle suore Orsoline di San Carlo. Si trovava con amici al pub Le Constellation di Crans‑Montana, località sciistica del Canton Vallese. Quella che doveva essere una festa di Capodanno si è trasformata in una tragedia con almeno 40 morti e oltre 100 feriti, una delle più gravi nella recente storia svizzera.

Chi era Achille: Milano, l’artistico delle Orsoline, una vita di sedici anni

A Milano, tra il Naviglio e Sant’Ambrogio, molti conoscono il portone di via Lanzone 53, sede storica delle scuole delle Orsoline di San Carlo. Qui Achille Barosi frequentava il Liceo Artistico, una scuola paritaria con quasi un secolo di storia alle spalle e una vocazione per l’innovazione didattica nel segno dell’educazione integrale della persona. È in queste aule, tra cavalletti, tavolette grafiche e materiali da laboratorio, che Achille stava costruendo il suo sguardo sul mondo. La comunità scolastica lo ricorda come un ragazzo alto, sportivo, dall’ironia spontanea. La famiglia, protetta dal riserbo, chiede silenzio e rispetto.

Il Liceo Artistico Orsoline — incardinato nell’istituto delle Orsoline di San Carlo, presente in via Lanzone dal 1844 — è un presidio educativo nel cuore di Milano: un chiostro antico abbraccia le classi; la scuola coltiva un progetto formativo che punta su competenze artistiche e responsabilità civica. In questi giorni il cancello è diventato un punto di raccolta discreto per fiori e biglietti. Non è un rituale di circostanza: è l’abbraccio della città a un sedicenne che non tornerà più in classe.

Le tre vittime italiane identificate

Nella serata di sabato 3 gennaio 2026, le autorità hanno confermato l’identificazione di tre vittime italiane: oltre a Achille Barosi, ci sono Giovanni Tamburi (16 anni, bolognese) ed Emanuele Galeppini (16‑17 anni, genovese, promessa del golf e residente a Dubai). La notizia è stata comunicata ai familiari e diffusa dalle testate italiane presenti a Crans‑Montana e dalle redazioni in Italia, mentre l’Ambasciata d’Italia a Berna aggiorna di ora in ora il quadro dei connazionali coinvolti.

In particolare, la morte di Emanuele Galeppini è stata tra le prime ad essere ufficialmente riconosciute: la Federazione Italiana Golf ha espresso cordoglio ricordandone il talento precoce. Per Giovanni Tamburi, 16 anni, la madre aveva lanciato appelli pubblici nelle ore della ricerca; la conferma dell’identità è arrivata dopo i riscontri scientifici. Per Achille Barosi, la famiglia e la scuola hanno atteso con dignità e dolore la comunicazione formale della polizia vallesana.

“È tornato indietro per la giacca e il telefono”

Tra gli elementi emersi nelle prime ore, un parente di Achille, attraverso gli appelli diffusi sui social e ripresi dalla stampa, ha riferito che il ragazzo sarebbe stato visto “rientrare nel locale per recuperare giacca e telefono” pochi minuti dopo l’innesco. Va precisato che questo dettaglio, sebbene coerente con testimonianze di altri sopravvissuti che parlano di rientri improvvisi per cercare amici o oggetti personali, non è stato ufficialmente confermato dagli inquirenti svizzeri. Resta però una possibilità che aggiunge strazio alla ricostruzione: in un incendio ad alta energia come quello di Crans‑Montana, anche un ritardo di pochi secondi può risultare fatale.