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Il price cap

Guerra dei prezzi sui carburanti: le pompe bianche denunciano il caos. E scatta la protesta dei pescatori

Mentre i colossi del settore abbassano i listini (a breve anche Tamoil), i piccoli gestori rischiano il tracollo. A Porto Empedocle la marineria incrocia le braccia

30 Settembre 2026, 21:01

Guerra dei prezzi sui carburanti: le pompe bianche denunciano il caos. E scatta la protesta dei pescatori

I prezzi dei carburanti continuano a scendere grazie al "price cap" introdotto da Q8, Eni ed Ip, a cui potrebbe presto unirsi anche Tamoil, vista la trattativa molto ben avviata tra la Presidenza del Consiglio e il Governo libico. Tuttavia, il calo dei listini sta provocando una profonda spaccatura nel settore. I prezzi scontati applicati dai colossi della distribuzione, che da soli controllano il 55% del mercato italiano, risultano inferiori a quelli praticati dalle cosiddette "pompe bianche". I piccoli operatori indipendenti si trovano così ad acquistare la materia prima dalle stesse grandi compagnie per poi subire una concorrenza sbalorditiva che azzera i loro margini di guadagno, dal momento che l'aumento delle vendite dei grandi gruppi riduce la disponibilità di prodotto all'ingrosso e ne fa salire i costi.

Sulla vicenda si è espresso il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sottolineando che «Deve esserci un po' di senso di responsabilità anche da parte dei gestori della catena, a partire dagli stessi produttori». Dal canto loro, i sindacati dei benzinai Fegica e Faib-Confesercenti hanno presentato in Senato una proposta per introdurre un calmiere pubblico, spiegando che «Il price cap ai carburanti viene adottato da anni in Europa, deciso dallo stato», come accade già in Belgio, Lussemburgo e Germania, aggiungendo che «Ma se viene messo da un operatore privato, che è anche leader del mercato, è inevitabile ci si creino squilibri» e ribadendo che «solo così si potrebbero avere misure eque».

A complicare il quadro c'è il fatto che lo sconto promosso dai tre grandi gruppi (tra poco 4) riguarda esclusivamente i distributori stradali, escludendo le forniture destinate all'autotrasporto, all'agricoltura e al comparto della pesca. Confcooperative Agroalimentare e Pesca ha segnalato che il costo del gasolio per i pescherecci ha subito rincari fino al 200% dall'inizio del conflitto in Iran. La tensione è altissima a Porto Empedocle, dove i pescatori hanno annunciato la decisione di non prendere il largo, dichiarando con amarezza che «Anziché indebitarci, è meglio restare fermi». Un segnale drammatico mentre i dati dell'Osservatorio del Mimit registrano una media nazionale al self service pari a 2,111 euro al litro per la benzina e a 2,316 euro per il gasolio, numeri in calo ma lontani dal risolvere la crisi della filiera.