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Tagli in arrivo sulle pensioni di settembre: chi sono i pensionati nel mirino dell'Inps

La trattenuta del 5% colpisce solo le prestazioni collegate al reddito senza dati RED, salve le invalidità civili e gli assegni sociali

16 Agosto 2026, 18:01

18:10

Tagli in arrivo sulle pensioni di settembre: chi sono i pensionati nel mirino dell'Inps

Nei prossimi giorni molti pensionati noteranno un importo diverso sul cedolino di settembre 2026. Non si tratta di un taglio generalizzato, bensì di una misura mirata e temporanea che riguarda esclusivamente chi non ha adempiuto agli obblighi di comunicazione fiscale relativi all’anno d’imposta 2022.

Chi è interessato

L’INPS applica questa sospensione cautelativa ai pensionati residenti in Italia titolari di prestazioni collegate al reddito che non hanno trasmesso i dati reddituali del 2022 entro la scadenza della campagna RED 2023, conclusa il 31 marzo 2025. In particolare, la trattenuta incide su:

- integrazione al trattamento minimo

- maggiorazioni sociali

- somma aggiuntiva (cosiddetta quattordicesima)

- pensioni ai superstiti (reversibilità) la cui misura dipende dal reddito del beneficiario

Sono invece totalmente escluse dal meccanismo di riduzione le prestazioni assistenziali di invalidità civile, gli assegni sociali e le pensioni sociali. Chi percepisce soltanto queste tutele non subirà alcun prelievo.

Come funziona il prelievo del 5%

La riduzione non è calcolata sull’importo netto mensile. Consiste in una trattenuta pari al 5% dell’imponibile pensionistico lordo di luglio 2026. Il prelievo, già avviato sui ratei di agosto 2026, si ripete sul cedolino di settembre per chi non ha ancora regolarizzato la propria posizione.

Esempio: con un imponibile lordo di luglio pari a 1.500 euro, la decurtazione sarà di 75 euro sia ad agosto sia a settembre. Restano escluse in questa fase le pensioni con importo fino a 100 euro mensili.

Nel cedolino online la voce è identificata dalla dicitura: “Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”.

Le scadenze: il 15 settembre 2026 è decisivo

Si tratta del secondo passaggio di un iter amministrativo avviato dall’INPS, che già a luglio 2026 aveva segnalato le conseguenze della mancata dichiarazione. La data chiave è il 15 settembre 2026: entro tale termine i pensionati interessati possono bloccare la procedura presentando domanda di “Ricostituzione reddituale per sospensione art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”.

L’istanza si presenta online sul portale INPS oppure tramite i patronati. Se la documentazione non sarà trasmessa entro il 15 settembre, le prestazioni collegate al reddito erogate nel 2022 verranno revocate in via definitiva e l’INPS avvierà il recupero coattivo delle somme ritenute non dovute, con un impatto economico ben più pesante del prelievo temporaneo del 5%.

Conguagli del 730 e possibili variazioni dell’importo

Sul valore dell’assegno di settembre possono incidere anche i conguagli del modello 730/2026. Per chi ha indicato l’INPS come sostituto d’imposta, il rateo potrebbe registrare rimborsi (crediti) o ulteriori trattenute (debiti IRPEF). È quindi essenziale leggere con attenzione il cedolino per distinguere se l’eventuale diminuzione dipenda dalla sospensione RED, dal conguaglio fiscale o dalla combinazione di entrambe le voci.

Come verificare la propria posizione

Per capire se si è coinvolti, l’INPS invita a:

- controllare il cedolino online

- verificare l’eventuale ricezione di una raccomandata, di una notifica nell’area riservata MyINPS, di una PEC o di un’email inviata ai contatti certificati presenti nelle banche dati dell’Istituto

In caso di dubbi o anomalie, è opportuno intervenire senza indugio, prima della chiusura della finestra utile del 15 settembre.