Sviluppo
Il flop dell'area di crisi industriale di Gela ferma da 10 anni
Dopo l'atto ispettivo, il Parlamento approva una risoluzione
Dieci anni fa l'istituzione dell'area di crisi di Gela con 25 milioni di euro di fondi statali e regionali per sostenere la nascita di nuove imprese in un territorio in cui l'Eni ha chiuso dopo 60 anni la sua attività di lavorazione del petrolio. In dieci anni una sola nuova attività finanziata e gli ammortizzatori per alcuni lavoratori. Per il resto nulla. Un'occasione perduta. Tante sollecitazioni al governo nazionale, molte parole, risultati concreti in termini di sviluppo e nuova occupazione pari quasi a zero. Dopo l'ultimo intervento a Roma con l'audizione dei soggetti del territorio, è arrivata in Parlamento l'approvazione unanime di una risoluzione che impegna il governo Meloni e i ministeri competenti a dare piena attuazione all'area di crisi di Gela. Rimangono inutilizzati circa diciotto milioni di euro.
"L'approvazione all’unanimità della risoluzione sull'area di crisi industriale complessa di Gela rappresenta un risultato importante per il territorio. Il Parlamento ha indicato al governo priorità chiare: infrastrutture, bonifiche, porto, collegamenti ferroviari, sostegno alle imprese e tutela dell’occupazione. Ora il governo e i ministeri competenti - dice il senatore Pietro Lorefice che ha proposto l'iniziativa istituzionale - diano piena attuazione agli impegni approvati, trasformandoli in azioni concrete da tradurre in investimenti, lavoro e sviluppo. Continueremo a vigilare affinché le misure previste trovino piena e rapida attuazione"