Archeologia
Il secondo relitto di Gela dai fondali marini al museo entro tre anni
Sarà restaurato dalla stessa cooperativa che ha trattato le navi di Pisa
All’interno della grande vasca di conservazione allestita nel prefabbricato di Bosco Littorio un anno fa affiorano solo tavole immerse nell’acqua, ma tra tre anni quel materiale ligneo diventerà la seconda nave antica di Gela pronta per l’esposizione museale. L’obiettivo fissato è il 25 novembre 2028, data entro la quale il relitto “Gela II” sarà ricomposto pronto per essere collocato accanto alla prima imbarcazione già visibile dallo scorso febbraio nel museo dei relitti greci, proprio di fronte il laboratorio di restauro del legno bagnato.
La nave greca , denominata “Gela 2” fu individuata nel 1990 dal subacqueo gelese Gianni Occhipinti, a circa un chilometro a est dal punto in cui venne individuato nel 1988il primo relitto. Databile al terzo venticinquennio del V secolo a.C., lungo circa quindici metri e largo cinque, giaceva sepolto da otre 2000 anni sotto un consisnte accumulo di pietrame di zavorra disperso sul fondale al momento dell’affondamento. Ieri pomeriggio, alle 15, si è svolta la consegna dei lavori di restauro e assemblaggio, alla presenza del Soprintendente del Mare e direttore del parco archeologico di Gela Ennio Turco, del direttore dei lavori Roberto La Rocca della Soprintendenza del mare Palermo e degli archeologi Domenico Barreca e Giovanni Di Piazza della cooperativa Archeologia che guideranno la fase di ricomposizione. C’erano pure l’on. Totò Scuvera e la consigliera Sara Cavallo.
La cooperativa è la stessa che si è occupata del recupero e restauro delle navi di Pisa. Impiegherà una decina di tecnici specializzati per operazioni che - come hanno evidenziato Turco e La Rocca - si svolgeranno sul posto senza spostamenti del relitto. Il primo di Gela andà in Inghilterra per il restauro in tempi in cui in Italia non c’era la cultura del trattamento del legno bagnato.
Recuperata in un solo anno, la nave “Gela 2” è stata già desalinizzata. Ciò che si vede - come ha specificato il dott. Barreca - sono dei legni all’interno composti da acqua. Ma ci sono gli alveoli e lì si interverrà per consolidare i legni. Per il restauro si userà la kauramin,
All’interno della grande vasca di conservazione allestita nel prefabbricato di Bosco Littorio un anno fa affiorano solo tavole immerse nell’acqua, ma tra tre anni quel materiale ligneo diventerà la seconda nave antica di Gela pronta per l’esposizione museale. L’obiettivo fissato è il 25 novembre 2028, data entro la quale il relitto “Gela II” sarà ricomposto pronto per essere collocato accanto alla prima imbarcazione già visibile dallo scorso febbraio nel museo dei relitti greci, proprio di fronte il laboratorio di restauro del legno bagnato.
La nave greca, denominata “Gela 2” fu individuata nel 1990 dal subacqueo gelese Gianni Occhipinti, a circa un chilometro a est dal punto in cui venne individuato nel 1988 il primo relitto. Databile al terzo venticinquennio del V secolo a.C., lunga circa quindici metri e larga cinque, giaceva sepolta da oltre 2000 anni sotto un consistente accumulo di pietrame di zavorra disperso sul fondale al momento dell’affondamento. Ieri pomeriggio, alle 15, si è svolta la consegna dei lavori di restauro e assemblaggio, alla presenza del Soprintendente del Mare e direttore del parco archeologico di Gela Ennio Turco, del direttore dei lavori Roberto La Rocca della Soprintendenza del mare Palermo e degli archeologi Domenico Barreca e Giovanni Di Piazza della cooperativa Archeologia che guideranno la fase di ricomposizione. C’erano pure l’on. Totò Scuvera e la consigliera Sara Cavallo.
La cooperativa è la stessa che si è occupata del recupero e restauro delle navi di Pisa. Impiegherà una decina di tecnici specializzati per operazioni che - come hanno evidenziato Turco e La Rocca - si svolgeranno sul posto senza spostamenti del relitto. Il primo di Gela andò in Inghilterra per il restauro in tempi in cui in Italia non c’era la cultura del trattamento del legno bagnato.
Recuperata in un solo anno, la nave “Gela 2” è stata già desalinizzata. Ciò che si vede - come ha specificato il dott. Barreca - sono dei legni all’interno composti da acqua. Ma ci sono gli alveoli e lì si interverrà per consolidare i legni. Per il restauro si userà la kauramin I, una resina termoindurente a base di melammina e formaldeide. La scelta del metodo di consolidamento dei legni è stata fatta anche in relazione alle caratteristiche del luogo in cui il relitto sarà esposto.
«Con l’avvio dei lavori – ha dichiarato l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato – compiamo un passo decisivo nella costruzione della rete dei musei del mare e delle navi della Regione Siciliana». L’assessore ha ricordato come il progetto punti a valorizzare il patrimonio sommerso dell’isola, trasformandolo in un elemento di crescita culturale, scientifica e turistica. L’intervento su “Gela II” rappresenta così non solo un’operazione di tutela, ma anche un tassello di una strategia più ampia che mira a raccontare il rapporto millenario tra la Sicilia e il Mediterraneo, restituendo alla comunità un bene archeologico di eccezionale valore».
Nel novembre 2028, se i tempi saranno rispettati, si dovrà solo provvedere all’apparato museale.una resina termoindurente a base di melammina e formaldeide. La scelta del metodo di consolidamento dei legni è stata fatta anche in relazione alle caratteristiche del luogo in cui il relitto sarà esposto.
«Con l’avvio dei lavori – ha dichiarato l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato – compiamo un passo decisivo nella costruzione della rete dei musei del mare e delle navi della Regione Siciliana». L’assessore ha ricordato come il progetto punti a valorizzare il patrimonio sommerso dell’isola, trasformandolo in un elemento di crescita culturale, scientifica e turistica. L’intervento su “Gela II” rappresenta così non solo un’operazione di tutela, ma anche un tassello di una strategia più ampia che mira a raccontare il rapporto millenario tra la Sicilia e il Mediterraneo, restituendo alla comunità un bene archeologico di eccezionale valore».
Nel novembre 2028, se i tempi saranno rispettati, si dovrà solo provvedere all’apparato museale.