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Il personaggio

Tra Malta e Canicattì tutto il carisma di Kel: tarantella elettronica internazionale

La cantante, con mamma maltese e papà canicattinese, al secolo Kelly Rose Moncado, si è esibita davanti a 56mila persone a San Siro, ospite di Gabry Ponte

Lorenzo Rosso

02 Gennaio 2026, 09:31

 Tra Malta e Canicattì tutto il carisma di Kel: tarantella elettronica internazionale

Ad ascoltare la sua Tarantella elettronica a Milano, durante il concerto con Gabry Ponte allo stadio di San Siro, c’erano 56mila persone. Stiamo parlando di Kel, al secolo Kelly Rose Moncado, 31 anni, sangue maltese da parte di mamma e canicattinese da parte di papà, l’artista che per ora sta spopolando tra gli amanti della musica elettronica seguitissima da un pubblico che va dai 18 ai quarant’anni. Kelly ha iniziato a cantare a 8 anni e ha sviluppato il suo percorso come cantautrice e musicista autodidatta, esplorando generi e culture diverse, fino a collaborare in India con artisti come Twinstrings e Invisible Blade. Con uno stile eclettico che unisce elettronica, influenze mediterranee e tradizione melodica, Kel è entrata nel mondo della dance affermandosi grazie alle sue topline e alla scrittura non convenzionale.

Tra l’isola di Malta dove da tempo coltiva interessi professionali e Milano, dove ha sede la società di produzione DanceandLove che la rappresenta a livello internazionale e dove praticamente vive tutto il suo team, Kel ha deciso di stabilirsi a vivere a Canicattì. Un po’ per via della famiglia alla quale è molto legata, il papà, Diego è panettiere con un forno in centro città, la mamma invece è un’insegnante di lingue. Ha deciso di vivere in Sicilia un po’ per via dell’amore verso la sua terra d’origine e verso il suo fidanzato che è nativo di Canicattì e per tanti altri motivi. Lei parla l’italiano e il siciliano ma anche l’inglese, il maltese e lo spagnolo e perfino l’Indi, lingua che ha studiato durante un suo soggiorno per lavoro a Nuova Delhi.

«Sono di Canicattì – spiega con orgoglio – la città dell’uva. Nel Nord Italia esiste un’espressione “Ma vai a Canicattì” perché questa cittadina era vista come un luogo remoto, “alla fine del mondo”. Quindi dire “vai a Canicattì” suggeriva di andare lontano e fuori mano, come per dire “ma vai a quel paese!”.»

Kel di Canicattì ama il centro storico e non per niente ha cercato casa nell’antico quartiere di Borgalino che sovrasta la cittadina, che per lei è uno stato d’animo e una identità.

«Nel mio ambiente tutti si sono stupiti del fatto che sono tornata in Sicilia mentre tanti giovani oggi cercano di andarsene. Io invece ho deciso di stare in Sicilia, cosa che per un’artista significa molti pro e altrettanti contro. Qui c’è un’immensa ricchezza culturale e musicale e poi c’è il clima stupendo, due condizioni che mi permettono di poter creare, artisticamente, tantissimo. Credo che la Sicilia sia da valorizzare e devo dire che mi spiace moltissimo vedere tanti ragazzi andare via. Sono sempre stata dell’idea che chi ha tante cose da dire, da dimostrare, dovrebbe riflettere un po’ di più, prima di andare via. Perché sono i giovani che permettono a questa terra di evolversi sempre più. Se non ci sono loro, il futuro diventa sempre più incerto».

Quando è a Canicattì, Kel si occupa di un’associazione di volontariato che ha creato appositamente per la difesa degli animali, soprattutto dei randagi e dei cani abbandonati, e che spesso collabora con le istituzioni. Si chiama “Uniti per salvarli” ed è operativa già da tempo. Poi Kelly segue con interesse il suo fratello minore, Kevin, che fa il Dj e che sta crescendo professionalmente, «perché anche lui ha la musica nel sangue».

«Sempre parlando dei “pro” della vita in Sicilia ci metto la famiglia che per me è molto importante e devo ammettere che questo è il posto ideale per chi ama la “slow life”, la vita lenta, non troppo caotica, che personalmente mi permette di essere sempre concentrata su quello che devo fare. Al nord, ad esempio, per via della vita frenetica che mi circonda, mi sento sempre troppo sovra stimolata. Poi quello che apprezzo della Sicilia è questo senso di comunità, di amicizia tipico di tutti i siciliani».

Finora abbiamo parlato dei “pro”, adesso sentiamo anche i “contro”.

«Le difficoltà di vivere in questa terra non si possono ignorare. Ad esempio anche per le cose più semplici, qui bisogna sempre lottare tanto, perché certe cose vanno un po’ lente. Gli spostamenti, ad esempio, sono un po’ più complicati, soprattutto per un’artista come me, che deve viaggiare in continuazione. Non è come nelle metropoli che tu esci di casa, prendi l’aereo e parti. Qui per arrivare all’aeroporto è un po’ più complicato. Un altro problema per me è che in Sicilia, soprattutto per le persone che fanno musica, è difficile trovare la tua gente. Per la mia gente, intendo persone che sono nel mio settore e fanno quello che faccio io. Quindi per confrontarmi con le persone che sono del mio settore e fanno quello che faccio io, molto spesso sono costretta a viaggiare. Sogno comunque una Sicilia che non abbia nulla da invidiare ad altri Paesi in cui si respira la musica elettronica. Su questo punto devo ammettere che avverto un po’ di solitudine artistica. Però la Sicilia non la cambierei con nessun altro posto al mondo!».

Kel di recente ha avviato un nuovo “live show” che prenderà il via il prossimo anno e debutterà dalla Sicilia per poi estendersi in Europa. Pezzo forte è il brano “Rinnina”, il nuovo singolo nato dalla collaborazione tra Kel e SRNDE («che non è un singolo artista ma un progetto musicale senza volto») una fusione elegante tra afro house, poesia e identità linguistica.

«L’ispirazione è nata durante un giro notturno in auto: SRNDE ascolta alla radio una poesia che lo colpisce a tal punto, che mi invia un messaggio: “Questa è per te. Sembra scritta per te.” Il resto è avvenuto in fretta, quasi d’istinto. Ci siamo rinchiusi nei rispettivi studi dando vita a un brano che fonde il dialetto di Canicattì con inflessioni calabresi, generando un mix emotivo e sonoro che speriamo catturi l’ascoltatore. Anche questa volta centra Canicattì».