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il dibattito

Le stragi in Sicilia: Scarpinato contro la presidente Colosimo, poi la bufera sul Gip e la mossa al Csm

I consiglieri togati di Magistratura Indipendente e laici chiedono al Consiglio Superiore della Magistratura l'apertura di una pratica a tutela del giudice nisseno

06 Ottobre 2026, 16:30

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Palermo, serata in memoria di Falcone e Borsellino  apre celebrazioni del 26° anniversario delle stragi

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Il dibattito e il clima politico-giudiziario attorno alla ricostruzione delle stragi di Capaci e via D'Amelio del 1992 si incendiano nuovamente. Al centro della tempesta si trovano le durissime dichiarazioni del senatore del Movimento 5 Stelle ed ex magistrato Roberto Scarpinato, rivolte sia ai vertici della Commissione Parlamentare Antimafia che alla magistratura di Caltanissetta. Una presa di posizione che ha provocato un'immediata reazione all'interno del Consiglio Superiore della Magistratura, dove è stata formalmente chiesta l'apertura di una pratica a tutela del Gip nisseno Santi Bologna.

Ad aprire il fronte è stato l'affondo dello stesso Scarpinato contro la presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo. Secondo l'esponente pentastellato, la guida della commissione starebbe muovendosi secondo un preciso disegno politico orientato a condizionare l'esito dei lavori parlamentari. "Siamo consapevoli della mission politica della presidente Colosimo: egemonizzare i lavori della commissione parlamentare antimafia, indirizzarli esclusivamente in una sola direzione, impedire in tutti modi lo svolgimento di indagini conoscitive sui mandanti esterni, sui depistaggi, sulle stragi del '93 e su qualunque pista alternativa" ha dichiarato Scarpinato.

Tra i punti fermi citati dal senatore M5s figura la cosiddetta "pista nera" che coinvolge l'eversore Paolo Bellini, condannato per la strage di Bologna, e i suoi contatti con Luigi Ciavardini: "Quello stesso Ciavardini difeso a spada tratta da altri vertici del suo partito che ancora continuano a cianciare di piste palestinesi. Missione assoluta, ma prima o poi gli scheletri nell’armadio usciranno e di lei resterà memoria come della presidente che contribuì a continuare a tenere ben serrati quegli armadi", ha concluso il parlamentare. Le parole di Scarpinato non si sono collocate solo sul piano del confronto politico, ma sono andate a toccare direttamente le recenti decisioni dell'Autorità Giudiziaria. Nei giorni scorsi, l'ex magistrato ha infatti sostenuto che un recente provvedimento di archiviazione emesso dal Gip del Tribunale di Caltanissetta – relativo alle complesse vicende d'indagine sulle stragi e sulle gestioni dei fascicoli dell'epoca – si baserebbe su fatti e ricostruzioni ritenuti falsi da altri giudici, finendo per dare "di fatto manforte al bullismo politico" di cui afferma di essere bersaglio. "Le dichiarazioni del senatore Roberto Scarpinato contro la presidente della commissione antimafia, Chiara Colosimo, rasentano il ridicolo e configurano una predica inaccettabile, soprattutto se si considera da quale pulpito provengano. Parliamo di un ex magistrato il cui comportamento recente, legato alle audizioni in Antimafia, è stato esplicitamente definito dai giudici di Caltanissetta come un’attività di inquinamento e di vero e proprio depistaggio", afferma Roul Russo, capogruppo di Fratelli d’Italia nella commissione parlamentare antimafia.

La presa di posizione di Scarpinato ha spinto dieci componenti del Csm (i consiglieri togati di Magistratura Indipendente Cilenti, D’Ovidio, Marchianò, Mazzola, Paolini e Scaletta, insieme ai laici Giuffrè, Aimi, Bianchini e Porena) a depositare al Comitato di Presidenza una richiesta ufficiale ai sensi dell’articolo 36 del Regolamento interno per l’apertura di una pratica a tutela del giudice nisseno e dell’indipendenza della magistratura.

Nel testo presentato dai consiglieri si sottolinea come la critica, anche radicale, alle decisioni giudiziarie sia assolutamente legittima nel dibattito pubblico, ma non debba mai travalicare nella delegittimazione dell'organo giudicante. "Su vicende di straordinaria rilevanza storica e giudiziaria il confronto pubblico, anche radicalmente critico, è pienamente legittimo", chiariscono i promotori della richiesta al Csm. "Non compete al Consiglio stabilire quale ricostruzione sia corretta, né valutare la fondatezza dell’archiviazione: l’ordinamento prevede gli strumenti per contestare le decisioni dell’autorità giudiziaria e sottoporle al controllo di altri giudici".

Ciò che viene contestato a Scarpinato è l'aver trascinato l'attività del giudice al centro di una contesa politica: "Diverso è descrivere un provvedimento giudiziario come uno strumento che offre sostegno a un’attività di 'bullismo politico': in questo modo l’esercizio della giurisdizione viene collocato all’interno di uno scontro politico e gli si attribuisce una funzione diversa da quella dell’accertamento dei fatti e dell’applicazione della legge". Un atteggiamento definito dai firmatari ancora più grave proprio perché proveniente da chi "conosce bene, per esperienza professionale, la differenza tra la critica di un provvedimento e l’attribuzione al giudice che lo ha adottato di una collocazione all’interno di un conflitto politico". La parola passa ora agli organi di Palazzo dei Marescialli per stabilire l'iter della pratica di tutela.