la protesta
Gela difende il suo ospedale, in 4mila alla manifestazione dopo 62 giorni di gazebo: «Regione e Asp intervengano»
Pochi medici a contratto, molte partite Iva. Oggi una parte della città partecipa al corteo, con in testa il sindaco. Aderiscono anche i partiti sia di centrosinistra che di centrodestra
«No alla politica nella sanità». Le associazioni di volontariato di Gela, molte delle quali impegnate in difesa del presidio ospedaliero “Vittorio Emanuele”, si sono fatte sentire partecipando alla manifestazione voluta dal sindaco Terenziano Di Stefano per puntare i fari sulla struttura di via Palazzi in cui si registra una carenza cronica di medici. Almeno quattromila persone hanno manifestato "per il potenziamento della sanità cittadina”.
Al corteo hanno aderito, con i loro trattori, gli agricoltori che da lunedì, all'ingresso della città, hanno avviato un presidio permanente contro il caro carburante. Partiti di tutti gli schieramenti, associazioni e cittadini hanno aderito. "Un ringraziamento va ai medici che lavorano al Vittorio Emanuele con turni massacranti per l'enorme carenza di personale", ha detto il sindaco Terenziano Di Stefano. L'amministrazione gelese si è rivolta al governo regionale e all'Asp di Caltanissetta: "Il governo regionale e l'Asp non possono più lasciare l'ospedale di Gela in una situazione di emergenza continua, con un pronto soccorso rimasto con un solo medico di notte e un bacino di utenza comunale superiore ai 150mila abitanti".
Per 62 giorni l’amministrazione comunale ha “presidiato” l’ospedale raccogliendo le firme dei gelesi nei gazebo. Oggi accanto al primo cittadino sono presenti i sindaci della provincia di Caltanissetta (prevalentemente del Vallone e di Niscemi), i deputati di Pd e M5S. Alla fine dopo una lunga concertazione anche i partiti del centrodestra hanno deciso di scendere in piazza, anche perché il fronte si era spaccato.
In prima linea il segretario del Pd Anthony Barbagallo, mentre il pentastellato Nuccio Di Paola ha impugnato il megafono per farsi sentire durante la protesta. La rivendicazione è semplice: maggiore attenzione ad un ospedale che dovrebbe soddisfare le esigenze di cura di oltre 100mila persone, ma si ritrova con pochi medici contrattualizzati e tantissime Partita IVA.