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la sentenza

Omicidi di mafia a Riesi, annullati due ergastoli e pena ridimensionata per un terzo imputati

I boss di Cosa nostra alla sbarra dopo anni dai fatti di sangue, sono stati sentiti diversi collaboratori di giustizia

02 Ottobre 2026, 08:36

08:40

Omicidi di mafia a Riesi, annullati due ergastoli e pena ridimensionata per un terzo imputati

Nuovo ribaltamento giudiziario nel processo scaturito dall’inchiesta “De Reditu”, che ha ricostruito una serie di vicende legate alla mafia e a diversi omicidi a Riesi, nel territorio di Caltanissetta. La Corte d’Assise d’Appello di Catania ha annullato le condanne all’ergastolo nei confronti del capomafia di Riesi Francesco Cammarata e del boss di Mazzarino Salvatore Siciliano. Per un terzo imputato, il riesino Giovanni Tararà, la pena è stata invece rideterminata in 9 anni e 8 mesi di reclusione, rispetto ai 16 anni precedentemente inflitti.

Il procedimento era tornato davanti ai giudici catanesi dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato il precedente verdetto d’appello, disponendo un nuovo esame.

Annullati gli ergastoli per Cammarata e Siciliano

I boss di Cosa nostra Francesco Cammarata e Salvatore Siciliano, assistiti dagli avvocati Vincenzo Vitello e Adriana Vella, erano stati condannati all’ergastolo nell’ambito di questo troncone dell’inchiesta. A Cammarata erano stati contestati, in particolare, il ruolo di mandante nell’omicidio di Michele Fantauzza, torturato e ucciso il 28 febbraio 1997, e in quello di Pino Ferraro, assassinato il 4 novembre dello stesso anno.

Secondo la ricostruzione accusatoria alla base del precedente procedimento, l’omicidio di Ferraro sarebbe stato collegato al fatto che l’uomo aveva dato un passaggio in automobile alla moglie di Vincenzo Cammarata, fratello di Francesco. Un comportamento che sarebbe stato considerato un affronto da punire con la morte. Con il nuovo verdetto sono state inoltre revocate le statuizioni civili relative ai risarcimenti dei danni in favore dei familiari delle vittime.

L’omicidio di Andrea Pirrello

Salvatore Siciliano era invece finito a processo per l’omicidio di Andrea Pirrello, all’epoca appena diciassettenne. Il ragazzo venne raggiunto dai colpi di arma da fuoco il 24 settembre 1998, mentre viaggiava in automobile insieme al padre, Salvatore Pirrello. I killer esplosero almeno una decina di colpi contro la vettura. Andrea Pirrello rimase gravemente ferito e venne sottoposto a un delicato intervento chirurgico, ma morì successivamente. Il padre, rimasto ferito nell'agguato, riuscì invece a sopravvivere dopo una convalescenza di circa venti giorni. Secondo la ricostruzione processuale, il giovane sarebbe stato ucciso per errore.

Pena ridotta a 9 anni e 8 mesi per Giovanni Tararà

Diversa la posizione di Giovanni Tararà, assistito dall’avvocato Alfonso Russo. Per Tararà l’accusa riguardava il fallito agguato ai danni di Salvatore Pasqualino, avvenuto tra la primavera e l’estate del 1997. L’imputato era ritenuto vicino agli stiddari riconducibili ai fratelli Calogero e Salvatore Riggio. Anche in questo caso il procedimento aveva già avuto un passaggio in Cassazione. Nel novembre di due anni fa, la Suprema Corte aveva disposto il rinvio a Catania per la rideterminazione della pena, dopo il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.

La Corte d’Assise d’Appello ha quindi rideterminato la condanna in 9 anni e 8 mesi di carcere.

Riascoltati i collaboratori di giustizia

Il nuovo giudizio è arrivato dopo la riapertura dell’istruttoria dibattimentale, con l’audizione di alcuni collaboratori di giustizia. Sono stati nuovamente sentiti Gaetano Scibetta, Calogero Barberi e Giuseppe Tardanico. Nel frattempo è deceduto Giuseppe Toscano. I collaboratori hanno confermato quanto già dichiarato in precedenza, ricostruendo fatti e presunti coinvolgimenti nell’ambito delle vicende esaminate dalla magistratura.

Secondo quanto emerso nel nuovo dibattimento, tuttavia, dalle loro dichiarazioni non sarebbero emersi riscontri a carico di Cammarata e Siciliano. Un elemento che ha assunto un peso decisivo nel nuovo giudizio.

Anche la Procura generale aveva chiesto l’assoluzione

Al termine del dibattimento, infatti, anche la Procura generale ha chiesto l’assoluzione di Francesco Cammarata e Salvatore Siciliano, oltre alle difese dei due imputati. La Corte d’Assise d’Appello di Catania ha quindi emesso il nuovo verdetto, cancellando le precedenti condanne all’ergastolo per i due boss e rideterminando la pena per Tararà. Il processo “De Reditu” vede così nuovamente modificato il quadro giudiziario relativo alle vicende di mafia e agli omicidi esaminati nel procedimento.