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il caso

Frana di Niscemi, il corto circuito tecnico per la Sp 12: chieste le dimissioni di Tumminello

Ciciliano scrive a Schifani e chiede di concertare le iniziative per evitare di vedere andare in fumo milioni di euro

25 Settembre 2026, 07:08

11:57

Frana di Niscemi, il corto circuito tecnico per la Sp 12: chieste le dimissioni di Tumminello

A otto mesi dalla devastante frana che ha colpito Niscemi, il 25 gennaio scorso, si apre un nuovo fronte sul terreno degli interventi per la messa in sicurezza del territorio. Al centro della vicenda c’è la Strada provinciale 12, ma soprattutto il coordinamento tra le diverse strutture commissariali chiamate a intervenire dopo il disastro. Il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile e commissario straordinario per l’area di Niscemi, Fabio Ciciliano, ha scritto al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, nella sua veste di commissario per il contrasto al dissesto idrogeologico, chiedendo un confronto urgente sulla progettazione relativa alla Sp12 e all’area del Calanco Canale.

La lettera arriva dopo l’aggiudicazione, il 17 settembre, della progettazione esecutiva di un intervento regionale del valore complessivo di circa tre milioni di euro, con un incarico professionale da 270 mila euro.

Il problema sollevato da Ciciliano riguarda l’attualità del progetto posto a base della gara visto che l’ultimo documento del Genio Civile è dello scorso anno. Secondo quanto riportato nella lettera, l’iter sarebbe stato avviato dopo gli eventi franosi di gennaio. Ma del nuovo assetto del versante e le conoscenze acquisite dopo la frana non viene tenuto conto. La Sp12, in tratto che dovrebbe essere interessato dall’intervento dell’ufficio con fondi Fsc infatti è completamente modificato rispetto alla documentazione in possesso dell’ufficio. Ciciliano ha inoltre chiesto che il confronto tecnico si svolga entro il primo ottobre e che, nel frattempo, vengano sospese ulteriori attività burocratiche o di cantiere relative all’opera.

La strada era già stata interessata da un cedimento nel 2019. Dopo la chiusura una soluzione tampone e la riapertura fino allo scorso 16 gennaio quando c’è stato il primo movimento franoso. Nonostante siano trascorsi otto mesi da Palermo non è stato effettuato alcun sopralluogo nella zona né c’è stato un coordinamento tra commissari. Nel frattempo, sul piano politico e amministrativo, il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti ha chiesto le dimissioni di Sergio Tumminello, soggetto attuatore della Struttura commissariale regionale per il contrasto del dissesto idrogeologico. Lo stesso Tumminello all’indomani della frana si era scagliato contro il sindaco di Niscemi dicendo che non c’erano progetti caricati sulla piattaforma Rendis, eppure lo scorso anno c’era stata una fitta interlocuzione tra l’ufficio di Palermo e il Comune di Niscemi che Tumminello non sapeva pur essendo al capo dello stesso ufficio. Tumminello è anche tra i tredici indagati nell’inchiesta della Procura di Gela sulla frana, che ipotizza, a vario titolo, i reati di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. L’inchiesta riguarda un arco temporale che va dal 2010 al 2026 e le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.