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l'indagine

Le sorelline scomparse e ritrovate a San Cataldo: «Amore sono qui, dentro il negozio»

Le due bambine e gli altri quattro fratelli sono stati trasferiti in una comunità, versioni contrastanti tra padre e titolare dell'attività commerciale

20 Settembre 2026, 13:26

15:11

Le sorelline scomparse e ritrovate in un negozio a San Cataldo: la notte misteriosa che resta da chiarire

«I miei figli devono tornare da me al più presto possibile. È stata una marachella». Parla Alessandro, il padre di Benedetta e Domitilla, le due sorelline di 12 e 8 anni scomparse venerdì sera a San Cataldo e ritrovate il giorno successivo all’interno di un negozio di corso Vittorio Emanuele. Una frase che arriva mentre sulla vicenda restano ancora molte domande e gli investigatori cercano di ricostruire cosa sia accaduto in quelle ore. Le due bambine, insieme agli altri quattro fratelli, sono state collocate in una comunità per minori, in attesa degli ulteriori accertamenti. Il ritrovamento aveva inizialmente portato sollievo: Benedetta e Domitilla erano vive e in condizioni tali da non destare preoccupazione. Dopo la notte trascorsa nel negozio, sono state accompagnate all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta per gli accertamenti sanitari.

Proprio il luogo in cui sono state trovate è diventato il centro dell’inchiesta. Il negozio, gestito da una donna di nazionalità cinese con la quale, secondo quanto riferito, il padre avrebbe una relazione, è stato sequestrato dalla Procura di Caltanissetta. Il procuratore Salvatore De Luca ha disposto ulteriori accertamenti, anche di natura tecnico-scientifica, per fare luce sui passaggi ancora oscuri della vicenda.

Adesso emerge un elemento che potrebbe contribuire a ricostruire la cronologia: un messaggio WhatsApp inviato dalla commerciante al padre alle 17.03 di sabato. «Amore, le bambine sono qui, dentro il negozio». È lo stesso Alessandro a far ascoltare l’audio durante un’intervista al Tgr Sicilia. Il racconto dell’uomo, però, aggiunge un altro tassello. «Io ero convinto che le mie figlie fossero uscite dal negozio», ha spiegato. Secondo la sua versione, la donna avrebbe abbassato la saracinesca senza accorgersi che le due bambine erano ancora all’interno. Una ricostruzione che pone una domanda inevitabile: perché, se il padre era convinto che le figlie fossero uscite dal negozio, la ricerca delle bambine non avrebbe portato immediatamente gli investigatori a verificare quel luogo? Alla domanda sul perché non avesse avvisato subito i carabinieri, Costanza ha risposto: «Ho fatto un giro per cercarle, ho pensato che non ci fosse bisogno di fare allarmismo».

Sono proprio questi passaggi che ora gli investigatori stanno cercando di verificare. Dall’Arma, infatti, filtra prudenza. «Bisogna trovare riscontri alle dichiarazioni fin qui raccolte», è la linea degli investigatori. Non basta dunque mettere insieme i racconti: bisogna confrontarli con gli orari, le immagini delle telecamere e gli altri elementi acquisiti durante le indagini.

Benedetta e Domitilla erano state ritrovate nel pomeriggio di sabato dai volontari della Protezione civile, dopo ore di ricerche che avevano coinvolto carabinieri, polizia, vigili del fuoco, volontari e numerosi cittadini. Il negozio si trova a pochi metri dall’abitazione della famiglia, circostanza che rende ancora più delicata la ricostruzione degli spostamenti delle bambine.

Le minori avrebbero inoltre riferito di essere state accompagnate nel locale da qualcuno. Anche questa versione dovrà essere verificata. Gli investigatori stanno passando al setaccio le immagini degli impianti di videosorveglianza della zona e stanno confrontando le dichiarazioni delle persone ascoltate.

Tra queste c’è anche la titolare dell’attività, ascoltata a lungo in caserma. La donna avrebbe riferito di aver visto le bambine all’interno del negozio nella serata di venerdì. Ma resta da stabilire cosa sia successo dopo e, soprattutto, perché le due sorelle siano rimaste nel locale per tutta la notte.

Il rapporto personale tra la commerciante e il padre costituisce un ulteriore elemento del quadro investigativo. Ma, anche in questo caso, occorre distinguere il dato personale dalle eventuali responsabilità legate alla vicenda delle minori. Saranno gli accertamenti della Procura a stabilire se e quale rilievo possa avere questo rapporto nella ricostruzione dei fatti.