Il blitz
Gela non torna al racket ma pesa la deriva sociale
Il capo della procura: "crac e cocaina a fiumi come motore della microcriminalità "
“Gela non è ripiombata negli anni bui in cui i commercianti erano stretti nella morsa del racket in mano alla mafia. Quello che è avvenuto con particolare intensità negli ultimi anni è opera prevalentemente di soggetti che avevano necessità di procurarsi denaro per acquistare crack e cocaina per uso personale”: lo hanno detto il capo della Procura di Gela Salvatore Vella e il dirigente del commissariato di polizia Emanuele Giunta nell’illustrare gli esiti dell’operazione “Gela sicura” che ha assicurato alla giustizia gli autori di una serie di furti in appartamenti (in questo caso ad agire è stato un nucleo familiare composto da marito, moglie attiva anche in stato di gravidanza e suocera ) e di furti con spaccate in varie attività commerciali.
Due diversi provvedimenti, inchieste che si sono incrociate e per un paio di episodi c’è stata la collaborazione dei carabinieri. Un’attività investigativa certosina in cui, come ha evidenziato il capo della Procura di Gela, un aiuto importante è venuto dalle telecamere del sistema di videosorveglianza della città e dalla collaborazione dei cittadini soprattutto nel caso dei furti in appartamento. Elementi molto utili agli agenti del commissariato per dare un nome a chi ha agito sempre con il volto travisato e con molta perizia. “Il sistema di videosorveglianza della città sarà presto potenziato e questo è un aspetto che accogliamo con favore – ha detto il procuratore capo – così come è importante che i cittadini collaborino”. Il blitz “Gela sicura” ha messo ancora una volta in evidenza come la droga scorra a fiumi a Gela e l’uso di sostanze stupefacenti crei un serio problema sociale. I commercianti gelesi che un tempo erano taglieggiati a tappeto dal racket delle estorsioni (e proprio domenica sera al Palazzo di Giustizia si è scoperta una targa dedicata a Gaetano Giordano, il profumiere ucciso nel 1992 perché non si piegò a pagare il pizzo) oggi sono diventati vittima di chi, pur di avere qualche soldo per la droga, opera con il sistema dei furti con spaccate. Che significa poi giornate di lavoro perse e soldi da sborsare per riparare ai danni di chi dentro il registratore di cassa ha poi trovato pochi soldi o altri esborsi per ricomprare la merce sottratta. E poi la tensione, la paura, la serenità che si perde in un momento già difficile per la crisi economica. Dallo Stato è arrivata una risposta celere.