Palermo
Amat, il contratto di servizio ancora inceppato: piovono i "no" e in Consiglio è rivolta sui ritardi
La Ragioneria stoppa gli aumenti e avvisa: «Termine vicino, conti del Comune a rischio»
Non un euro in più con aumenti di corrispettivo, men che mai automatici, ad Amat. Non solo: la bozza del contratto di servizio è ancora sfrondata, decimata, da rivedere e correggere. Il contratto di servizio di Amat, sul filo di un termine ormai vicinissimo e ad alto rischio finanziario per il Comune, resta nel flipper tra via Roccazzo, uffici del controllo analogo e, ora, Ragioneria generale. Era già successo a febbraio, quando la “rivolta” di tutti e cinque i dirigenti in servizio - oggi uno di meno, il dg Domenico Caminiti in ferie pre-pensione - era sfociata in una serie di richieste al Comune e nell’approdo del caso in consiglio comunale tra le polemiche. Stavolta, però, i problemi non riguardano una proposta di modifica unilaterale ma, scrive la Ragioneria generale, una «bozza in esito alle riunioni tecniche congiunte».
Già a febbraio si leggeva di richieste di modifica su ristori per le cantierizzazioni del tram, penali da mancato preavviso sullo spostamento delle tratte, grane sui compensi da parte della Regione, trasporto nei comuni limitrofi. Sul richiesto aumento dei compensi su base Istat, si è appena abbattuta la scure della Ragioneria generale, che considera «un automatico adeguamento in diretto contrasto con il Piano di riequilibrio. Determinerebbe un incremento contrattualmente predeterminato della spesa a carico del bilancio comunale, sottraendolo alla necessaria, preventiva e puntuale verifica di compatibilità con gli equilibri di bilancio».
Sulle politiche del personale e sulla libertà chiesta da Amat in materia, il ragioniere generale Bohuslav Basile «segnala la non opportunità di trasfondere nello strumento contrattuale una direttiva sindacale». Doccia fredda pure sull’estensione delle linee ai comuni vicini, con la «necessità di una rigorosa attestazione tecnica che dimostri redditività a beneficio del bilancio societario e che non arrechi pregiudizio al servizio per i cittadini di Palermo».
Basile riserva alla «propria competenza» l’esame più profondo della proposta di delibera, quando verrà partorita, ma intanto ribadisce la «stigmatizzazione della circostanza che l’originario termine del 31 marzo 2024, da ultimo prorogato sino al 30 giugno 2026, è prossimo alla scadenza». Mentre da Palazzo delle Aquile non filtrano intenzioni di ulteriore proroga, la Ragioneria ha ben presente il rischio enorme che incombe sulle casse comunali, con le partite debitorie non riconciliate con Amat per 112 milioni di euro. «La circostanza» è tenuta ben presente anche in via Roccazzo, dove - lo dice il presidente Giuseppe Mistretta - fervono le riunioni anche da remoto con il nuovo consulente assunto per 30mila euro, scopo elaborazione del nuovo piano industriale. L’esborso è stato bersaglio delle critiche di molti consiglieri, tra i quali la capogruppo 5 stelle Concetta Amella. Mistretta sottolinea «il grande valore di un piano industriale adeguato alle nuove esigenze, anche in termini di revisione del fabbisogno di personale».
Le critiche sono bipartisan. Sabrina Figuccia, capogruppo leghista e presidente della terza commissione, si chiede: «Senza piano industriale aggiornato, chi autorizza investimenti e spese milionarie? Inevitabile interrogarsi sulla legittimità di decisioni che Amat continua a prendere, come acquisti, infrastrutture, impegni per milioni. Dopo aver ascoltato il ragioniere generale, incontrerò il responsabile del controllo analogo su questa evidente criticità». Giulia Argiroffi e Ugo Forello di Oso Controcorrente, rilevano che «le spese per consulenti sul piano industriale hanno sforato i centomila euro» e aggiungono: «La mancata definizione del nuovo contratto di servizio è sempre più preoccupante. Dopo anni di scadenze disattese, Palermo continua a non avere un quadro definitivo dei rapporti economici, finanziari e gestionali che regolano il servizio di trasporto pubblico. Con questioni di enorme rilevanza per i conti pubblici. Tra queste la mancata definizione delle reciproche partite contabili e del credito che Amat rivendica, che continua a rappresentare un elemento di rischio e di esposizione per il bilancio. Non risultano ancora definiti in modo compiuto il piano economico-finanziario, il modello gestionale e gli obiettivi di servizio. Dopo oltre due anni di ritardi non è più il tempo delle proroghe».