Giudiziaria
Frana Niscemi, Nello Musumeci in procura a Gela si avvale della facoltà di non rispondere: «Sono estraneo ai fatti»
L'inchiesta coinvolge gli ultimi quattro presidenti della Regione e dirigenti per anni di mancati lavori di mitigazione, problemi nella regimentazione delle acque e omissioni su sgomberi e demolizioni
Il ministro della protezione civile Nello a Musumeci questa mattina si è recato in procura a Gela per essere sentito, in qualità di indagato, nell’ambito dell’indagine sulla frana di Niscemi. Si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha presentato una memoria articolata. Musumeci era stato iscritto nel registro degli indagati insieme ad altre 12 persone, tra le quali gli ultimi 4 governatori dell’isola, nell’ambito dell’inchiesta che, a gennaio scorso, a Niscemi, ha determinato il crollo di un costone roccioso trascinando a valle case e mezzi e decine di immobili.
«Il governo che ho avuto l’onore di presiedere ha posto, come tutti sanno, la lotta al dissesto idrogeologico in Sicilia come priorità. Parlano le leggi varate, i numeri, i cantieri e il confronto con tutti gli altri Enti in Italia», ha detto il ministro all’uscita della procura di Gela. «È il contribuito più fattivo che potessimo dare in questa fase, non conoscendo nessuno degli atti - ha aggiunto Musumeci -. Ma ci sembrava indispensabile testimoniare la piena collaborazione con la magistratura ed il rispetto del ruolo di chi indaga. Anche per questa ragione, rinunciando alle prerogative ministeriali, ho ritenuto fosse mio dovere raggiungere qui a Gela gli inquirenti, ai quali ho evidenziato, nell’atto depositato, non solo la mia estraneità alla contestazione, ma anche tutti gli atti che sono stati compiuti dalla Regione a seguito della frana della provinciale del 2019. «Penso che non sarà l’unico confronto - ha concluso il ministro -. Se servirà, il mio legale ed io stesso saremo disponibili».
Il ministro Musumeci è stato colui il quale nel momento in cui si è insediato a Roma a prendere in mano il fascicolo relativo alla frana di Niscemi del 12 ottobre del 1997. Al Comune di Niscemi non era stata consegnata ancora una somma cospicua per procedere alle ultime demolizioni e agli indennizzi per coloro i quali avevano una seconda abitazione. E poco prima di Natale è arrivato il decreto. Nessuno si aspettava però che trenta giorni dopo da quell'atto ministeriale, che trasferiva le somme all'ente nisseno, un'altra frana distruggesse quello che era rimasto in piedi dopo il 1997.
All’interrogatorio erano presenti il procuratore Vella, la pm Maddalena Guglielmini, investigatori della squadra mobile di Gela, del commissariato di Niscemi e dello Sco e i consulenti tecnici nominati dalla Procura. Oltre a Musumeci sono indagati gli ex presidenti della Regione, Raffaele Lombardo (ancora non comparso davanti agli inquirenti), Rosario Crocetta e l’attuale governatore Renato Schifani, gli ex capi della Protezione civile regionale Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e l’attuale Salvo Cocina, il direttore regionale Vincenzo Falgares, i direttori regionali Salvo Lizio, Maurizio Croce, Sergio Tuminello, Giacomo Gargano e il responsabile dell’Ati che doveva eseguire le opere di mitigazione del rischio comportato dalla frana.
Questa è solo la prima fase dell’indagine e riguarda la mancata realizzazione delle opere di mitigazione che avrebbero potuto impedire o ridurre le conseguenze della frana che a gennaio ha messo in ginocchio Niscemi e che furono stabilite dopo il primo grosso evento franoso del 1997 e il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio a tutela degli abitanti. Nel 1999 fu sottoscritto il contratto di appalto per la realizzazione degli interventi per 12 milioni di euro ma nulla fu fatto. Il contratto con l’Ati che si era aggiudicata la gara si risolse nel 2010. La seconda fase riguarderà i mancati interventi sulla raccolta e la regimentazione delle acque bianche e nere che fin da subito sono state individuate come causa dell’innesco del fronte di frana. La terza riguarda la zona rossa, sia quella interessata dalla frana del '97 che quelle prossime al ciglio già individuate come a rischio molto elevato già nella relazione della commissione nominata con ordinanza della Presidenza del Consiglio. Gli accertamenti verteranno sui mancati sgomberi e le mancate demolizioni, sul blocco di nuove costruzioni e sulle autorizzazioni di opere che non dovevano essere realizzate.

