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Il profilo del boss defunto

Enzo Santapaola è morto: l’ascesa da invisibile in Cosa Nostra fino al “sì” per ammazzare il cugino

La storia criminale del figlio di Nitto: nessuna tolleranza per il parente che ha messo in discussione la “politica” del clan.

22 Maggio 2026, 06:00

07:21

Enzo Santapaola è morto: l’ascesa da invisibile in Cosa Nostra fino al “sì” per ammazzare il cugino

È stato fatto uomo d’onore nel 1992. La cerimonia di affiliazione a Cosa Nostra di Enzo Santapaola è avvenuta - questo è quanto raccontato da diversi pentiti nel processo Orsa Maggiore del 1993 - mentre il padre Nitto era latitante. Alla cerimonia sarebbe stato presente Piero Puglisi, esponente di vertice dell’organizzazione mafiosa e genero di Giuseppe Pulvirenti “u malpassotu”. Maurizio Avola, oggi imputato di calunnia a Caltanissetta, ha spiegato ai pm della Dda di Catania che mentre si trovava in un garage di viale Ionio Aldo Ercolano, figlio di Pippo, gli ha presentato ritualmente Enzo Santapaola dicendogli che “era la stessa cosa”. Sarebbe stata questa la formula per informare gli affiliati dell’avvenuta “pungiuta”. Quell’incontro sarebbe avvenuto sempre nel 1992. Quelle dichiarazioni dei collaboratori però non sono state sufficienti a condannare Santapaola jr, che ieri è morto a Parma.

Il figlio del capomafia, nel 1997, è tornato quindi in libertà. Ma un anno dopo fu nuovamente raggiunto da un ordine di cattura: stavolta c’era anche l’accusa di omicidio. I pm sospettavano che ci fosse anche lui nel piano che aveva portato a uccidere Massimiliano Vinciguerra, delfino di Santo Mazzei, e Giovanni Riela, nel 1998. Quella era stata la risposta dei Santapaola al piano dei Corleonesi, rappresentati alle falde dell’Etna dai Mazzei, di spodestare Nitto dal trono mafioso di Catania. E nella lista delle persone da ammazzare c’era pure Enzo Santapaola. Ma il golpe mafioso era fallito perché Angelo Mascali, che aveva partecipato ai vertici con Vito Vitale assieme a Vinciguerra, spifferò tutto a Nuccio Cannizzaro. Che poi ordinò la brutale vendetta.

L’operazione in cui fu arrestato Santapaola jr si chiamava Orione. Il processo che ne è scaturito si concluse per il figlio di Nitto con una condanna per mafia, ma con l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” per gli omicidi.

Nel 2004 Enzo Santapaola è stato scarcerato. L’anno dopo il boss è stato vittima di un incidente in moto che gli ha causato gravi problemi di salute. Condizioni che gli hanno permesso negli anni di espiare le pene e le misure cautelari in strutture sanitarie oppure ai domiciliari.

L’atto finale, però, fu vergato con l’inchiesta Iblis che è scattata nel 2012. Il primogenito del capomafia Benedetto (il quale è morto due mesi fa a Milano) si era reso irreperibile. Gli avvocati, intanto, erano riusciti a ottenere l’annullamento dell’ordinanza. Ma i pm Agata Santonocito e Antonino Fanara avevano fatto ricorso per Cassazione. La Suprema Corte aveva ribaltato la decisione del Tribunale della Libertà. I carabinieri, infatti, il 3 dicembre 2012 arrestavano il boss. Nel 2018 la sentenza di colpevolezza per associazione mafiosa è diventata irrevocabile.

Santapaola jr - come ha raccontato Santo La Causa - ha diretto le fila della famiglia mafiosa da fantasma. In modo defilato. Ma quando c’era da prendere le decisioni importanti la sua approvazione era necessaria. Fondamentale.

Nel 2007 Angelo Santapaola, forte del cognome che portava e della parentela diretta con il cugino Nitto, era diventato una scheggia impazzita. Un cane sciolto, completamente irrispettoso della “politica” della famiglia mafiosa: aveva scavalcato ogni gerarchia creando ponti di collegamento diretti con i Palermitani e inoltre commettendo omicidi. Era quasi un decennio che non si vedevano morti ammazzati sulle strade di Catania. Angelo Santapaola andava fermato. Il cugino di Nitto fu attirato in una trappola e fu freddato nelle campagne del calatino assieme al suo guardaspalle Nicola Sedici. I loro corpi furono bruciati e poi gettati: l’identificazione è avvenuta solo grazie alle fedi nuziali su cui erano incisi i nomi delle rispettive consorti. Quando il reggente militare di Cosa Nostra, Santo La Causa, nel 2012 è diventato collaboratore di giustizia ha fatto immediatamente il nome di Enzo Santapaola. “Ordinò l’omicidio del cugino”, ha detto. Ma per arrivare all’azione penale sono servite anche le rivelazioni di Francesco Squillaci “Martiddina” (il killer del poliziotto Gianni Lizzio). Nel 2020 è scattato il blitz Thor: l’ordinanza è stata recapitata fino in carcere a Enzo Santapaola. Nel corso del processo abbreviato è accaduto quello che nessuno avrebbe mai immaginato: il figlio del capo dei capi di Catania ha inviato una lettera dove ha ammesso di avere avuto un ruolo nella pianificazione del delitto. Una scelta quasi obbligata dopo che Orazio Magrì, l’uomo che ha sparato contro Angelo Santapaola e Nicola Sedici, aveva confessato tutto. Nella missiva al gup Santapaola jr ha voluto fare delle precisazioni su alcuni dettagli: la sentenza di morte del cugino Angelo sarebbe stata decisa solo nell’ultima riunione. Lui avrebbe dato il suo benestare ad uccidere il parente. Nella sostanza processuale è cambiato poco: un assenso vale come un ordine. In primo grado fu condannato all’ergastolo per essere stato il mandante dell’omicidio di Angelo Santapaola, ma è stato assolto per il delitto del guardaspalle Sedici. In appello, su accordo delle parti, la pena è stata riformata a 30 anni. Un verdetto diventato definitivo. Enzo Santapaola, infatti, stava scontando proprio questa condanna quando ieri notte è morto.