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il caos acqua

Agrigento: autobotti scortate e il procuratore difende le nuove regole: «Il servizio va gestito nel rispetto della legge»

Giovanni Di Leo interviene sulla crisi idrica difendendo la nuova gestione di Aica che sta cercando di lottare contro abusivi e illeciti. «Anche chi deve vigilare esposto a responsabilità»

19 Maggio 2026, 10:52

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Agrigento: autobotti scortate e il procuratore difende le nuove regole: «Il servizio va gestito nel rispetto della legge»

La crisi idrica che sta travolgendo la provincia di Agrigento, e in particolare Canicattì, ha ormai assunto i contorni di una vera emergenza sociale. E non è un caso che con forza è entrata in campo la magistratura. Non per avviare indagini, ma per lanciare un forte monito a tutti. Nessuno escluso. Le proteste degli autotrasportatori di acqua potabile, che continuano a rifiutare le nuove regole introdotte dall'Azienda Idrica Comuni Agrigentini per garantire tracciabilità e contratti regolari a tutti gli utenti, hanno di fatto bloccato le forniture. Nemmeno la recente proroga voluta dalla politica e concessa dagli organismi provinciali (fino al 9 novembre per dare tempo di adeguarsi al nuovo regolamento su autorizzazioni e tracciabilità delle forniture) è bastata a far rientrare la tensione: interi quartieri restano senza acqua e i cittadini, esasperati, denunciano ritardi e disservizi.

In questo clima infuocato, con istituzioni divise e imprese decise a proseguire la protesta, arriva un intervento forte, quello del procuratore di Agrigento, Giovanni Di Leo, che rompe gli indugi e richiama tutti all’ordine, ricordando che la strada da seguire è solo quella della legge. Il capo della Procura agrigentina ha scelto di diffondere una dichiarazione ufficiale molto diretta, che non lascia spazio a interpretazioni, sostenendo che il servizio idrico è un servizio pubblico essenziale e deve essere gestito nel pieno rispetto della legge, senza eccezioni e senza scorciatoie.

Lo ha fatto rivolgendosi chiaramente tanto agli enti locali quanto agli operatori del settore: «È dovere specifico delle autorità preposte ad ogni livello assicurare che l’acqua per uso civile e potabile sia fornita e distribuita dopo essere stata sottoposta ai controlli volti ad assicurarne l’accertata provenienza, salubrità, e potabilità – dice Di Leo - ogni altra acquisizione, fornitura, trasporto e distribuzione non regolarizzata secondo quanto previsto dall’autorità gerente il servizio idrico integrato, costituisce uno specifico differente reato, ed in caso di insalubrità dell’acqua medesima può esporre coloro che la utilizzano a gravi rischi per la salute».

È un chiaro monito, che arriva mentre alcuni rappresentanti istituzionali contestano apertamente il percorso avviato da Aica, arrivando perfino a chiedere le dimissioni del consiglio di amministrazione, lo stesso voluto nel luglio 2025 dai sindaci soci. Il cda dell’azienda, guidato da Danila Nobile, ha sempre rivendicato la nuova linea aziendale, che impone ai trasportatori di prelevare acqua solo con ticket generato dal gestore, mentre gli utenti senza contratto non possono generare ticket.

Il procuratore richiama ora le autorità al loro ruolo, intervenendo anche sul fronte delle aree abitative irregolari, spesso frutto di abusi edilizi stratificati nel tempo. «Le situazioni abitative e urbanistiche complesse, derivanti a loro volta da protratti, pluridecennali e tollerati illeciti edilizi ed urbanistici, non autorizzano alcuna deroga ai principi ordinari inerenti alla salute pubblica derivanti dalla vigenza del decreto legislativo 23 febbraio 2023, n. 18 (Attuazione della direttiva (UE) 2020/2184 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2020, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano). La violazione di tali principi espone le autorità preposte alla vigilanza alle conseguenti responsabilità, in particolare se connesse alla omessa vigilanza sulla regolarità delle situazioni abitative». In sostanza, chi deve vigilare risponderà delle eventuali omissioni.

Intanto, mentre gli autotrasportatori restano fermi sulle loro posizioni, la Protezione civile regionale è stata costretta a intervenire con le proprie autobotti, affiancate dai mezzi, ancora insufficienti, di Aica. A Canicattì, negli ultimi giorni, la distribuzione è stata garantita grazie alle associazioni di volontariato mobilitate in tutta la provincia, scortate dalla polizia municipale. Una soluzione emergenziale che non può diventare strutturale.

L’intervento della Procura segna un punto di svolta e mette un argine alle ambiguità e richiama amministratori, imprese e cittadini al rispetto delle regole. Tutti hanno il dovere di sostenere il percorso di regolarizzazione avviato dal gestore e non possono continuare a operare fuori dalle norme.