La storia
Da dieci anni in carcere perché ritenuto uno scafista, sarà liberato il libico Faraj: sì al processo di revisione
Corte d'appello di Messina sospende l'esecuzione della pena, Faraj scarcerato in attesa del nuovo appello
La Corte di appello di Messina ha dichiarato ammissibile la richiesta del processo di revisione e ha sospeso l’esecuzione della pena per Alaa Faraj, il libico di 31 anni condannato a trent'anni di reclusione perché accusato di essere uno degli scafisti di un barcone nel quale morirono 49 persone, un episodio passato alle cronache come la «strage di Ferragosto». La notizia riportata da LiveSicilia è confermata dal legale del detenuto.
«La richiesta di revisione da me presentata è stata dichiarata ammissibile. Ci sarà un nuovo processo di appello il prossimo 9 ottobre ma, nel frattempo, Alaa Faraj verrà scarcerato entro oggi», spiega l’avvocato Cinzia Pecoraro.
A Natale scorso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva concesso la grazia parziale a Faraj togliendo oltre 11 anni dalla pena. Lui era rimasto così detenuto nel carcere Ucciardone di Palermo.
«La Corte d’appello ha ritenuto valide le testimonianze che ho raccolto con minuzia nel corso di anni di lavoro - prosegue il legale - si tratta di testimoni che, in modo chiaro, dimostrano la sua innocenza e che quanto ricostruito in sentenza non risponde al vero. Sono molto contenta, intanto di questo risultato, perché casi simili si contano sul palmo di una mano. Se tutto andrà per il verso giusto la pena sarà cancellata ed è quello che speriamo», ha concluso.
Dal carcere ha raccontato la sua storia in 28 lettere indirizzate alla docente palermitana ed ex presidente della ong Mediterranea Alessandra Sciurba. Quelle lettere sono diventate un libro, "Perché ero ragazzo", che poche settimane fa ha vinto la XXII edizione del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani.
