giudiziaria
Processo antimafia contro cosa nostra, gup incompatibile: in appello 35 condanne annullate
A rischio c'è anche il dibattimento con il rito ordinario, in molti adesso torneranno liberi
Un tribunale, pochi magistrati e il rischio di vedere andare in fumo un intero procedimento è dietro l'angolo. La giustizia però utilizza i codici e poco importa se il presidente del tribunale di Caltanissetta rigetta la comunicazione di incompatibilità del giudice. Ruota attorno a questi fattori la decisione della Corte d’appello di Caltanissetta che ha dichiarato nulla la sentenza di primo grado per 35 imputati nel procedimento scaturito dall’inchiesta antimafia “Ianus”, sui presunti traffici di stupefacenti riconducibili alle famiglie Emmanuello e Rinzivillo di Cosa nostra di Gela, in provincia di Caltanissetta. Gli atti sono stati rimessi al giudice dell’udienza preliminare.
Le pene più severe, comminate un anno fa, riguardarono i gelesi Giuseppe Pasqualino e Salvatore Mirko Rapisarda, ritenuti i principali referenti del presunto traffico di droga, ai quali furono inflitti 20 anni di reclusione ciascuno. Seguivano le condanne a 16 anni e 4 mesi per Giuseppe Domicoli e a 15 anni e 6 mesi per Salvatore Nocera, anch’essi di Gela. Tra gli imputati anche alcuni catanesi dai quali i gelesi si rifornivano di droga. Molti degli imputati adesso torneranno liberi.
In appello, le difese di tutti gli imputati hanno sollevato un’eccezione di incompatibilità nei confronti del gup che aveva emesso la decisione di primo grado ed era componente del tribunale del Riesame subito dopo il blitz della polizia. La Corte nissena ha accolto l’eccezione, determinando l’annullamento della sentenza e il ritorno del procedimento alla fase dell’udienza preliminare.
Con la decisione di oggi pomeriggio in bilico anche il dibattimento con il rito ordinario che si celebra dinnanzi al tribunale di Gela. Anche perché lo stesso giudice ha disposto il rinvio a giudizio di tutti gli imputati.