l'indagine
Niscemi, l'appalto fantasma dietro la frana da 350 milioni di metri cubi
Opere essenziali mai realizzate: il decreto del 2016 e i ritardi che hanno fatto precipitare la collina di Niscemi
Le opere indispensabili per “salvare” la collina di Niscemi appaltate e mai realizzate. Sta in questo nodo cruciale uno degli effetti che ha fatto innescare la frana più grande d’Europa con i 350 milioni di metri cubi di terra venuti giù nel giro di pochissime ore il 25 gennaio scorso. Il documento su cui si basa una parte dell’atto d’accusa che la procura di Gela ha inoltrato ai 13 indagati (tra questi quattro presidenti della Regione Siciliana in qualità di commissari del dissesto idrogeologico, vertici dello stesso ufficio e dirigenti di protezione civile oltre all’amministratrice di un’associazione temporanea di imprese) è racchiuso nel decreto dirigenziale di protezione civile del 24 maggio del 2016 a firma di Calogero Foti e del dirigente del servizio e Rup del procedimento Salvatore Lizzio. I due sono indagati per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.
I lavori in questione sono quelli sul torrente Benefizio che scorre alle pendici della colonnina su cui poi confluiscono tutte le acque che non sono state convogliate in trent’anni, cioè da quando si è registrata nel 1997 la frana che ha distrutto il quartiere Sante Croci, lo stesso che oggi è stato svuotato dai suoi abitanti perché le abitazioni sono nella corona della frana. Ad aggiudicarsi i lavori sul torrente Benefizio è stata l’Ati costituita dalla Comer Costruzioni Meridionali Spa di Santa Venerina in provincia di Catania e Edilter Costruzioni di Giarratana, in provincia di Siracusa. Lavori che l’amministratrice dell’Ati, Sebastiana Coniglio (anche lei indagata) ha accettato senza riserve. Un lavoro che si sarebbe dovuto realizzare in tre anni, di fatto mai partito «nonostante ancora ci siano le somme a disposizione», ha detto il procuratore di Gela Salvatore Vella.
Sul perché il cantiere non sia mai stato avviato e le ragioni che hanno indotto la Regione a rescindere il contratto con addebito per l’Ati stanno racchiuse nel documento del 2016. I tecnici della ditta, infatti, avevano sin da subito evidenziato che «le condizioni particolari avrebbero influito nella determinazione dei prezzi e delle condizioni contrattuali o che avrebbero potuto influire nell’esecuzione dei lavori». E il primo lavoro che si sarebbe dovuto fare era quello di realizzare una condotta per l’allontanare le acque nere dal depuratore in disuso. Poi la richiesta da parte del Rup della ricerca di ordigni bellici. Ad ottobre del 2009 la prima diffida, a dicembre (alla vigilia di Natale) la seconda per la mancata esecuzione di un’ordinanza sindacale. Il piazzale in cui la società aveva individuato per sistemare il cantiere era stato interdetto il 16 settembre del 2009 perché c’era stato uno smottamento.
La richiesta di variante da parte della società, gli accertamenti e gli ordini di servizi hanno poi portato alla rescissione contrattuale per gravissime inadempienze. Nel frattempo nuove varianti la realizzazione di una galleria con la Tbm e lavori complessivi per 7 milioni e mezzo di euro e la transazione firmata nel 2013. E ancora appalto che lievita i costi e nel 2014 lo scontro con l’Ati che evidenzia che il progetto su cui si doveva lavorare non era esecutivo, che erano possibili effetti dannosi dovuti alle acque derivate dal torrente Benefizio al torrente Valle Pozzi e quindi al Valle Torta. Problemi anche al vecchio depuratore. Una lunga storia di carte e comunicazioni conclusa nel maggio di dieci anni fa.
Della ripresa di quell’appalto nessuna traccia, nel frattempo il costo per la realizzazione di quelle opere è lievitato considerevolmente. Il nulla cosmico. Eppure quei lavori ancora oggi sono ritenuti indispensabili per evitare che la collina di Niscemi torni ad esplodere a causa delle acque nere che finiscono nel vecchio depuratore e sul torrente Benefizio. Questa volta però la competenza passa tutta al Commissario Fabio Ciciliano che deve procedere a far realizzare i progetti esecutivi. La tabella di marcia degli interventi è stata fissata con il Decreto Niscemi del Consiglio dei Ministri. Se sarà rispettata il tempo darà risposta, certo è che dal 1997 al 2009 (quando i lavori furono appaltati) sono trascorsi 12 anni. E non sono pochi per interventi emergenziali. Se poi non sono stati realizzati la storia si complica ulteriormente.


