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La mobilitazione

Niscemi, il movimento "No Muos" annuncia una manifestazione nazionale contro la guerra

L'appuntamento è nella città nissena che ospita il sistema satellitare Usa, e colpita dalla frana, per il 28 marzo

11 Marzo 2026, 23:26

23:30

Niscemi, il movimento "No Muos" annuncia una manifestazione nazionale contro la guerra

La foto della grande manifestazione No Muos del 9 agosto 2014

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«La Sicilia non può essere una piattaforma di guerra nel Mediterraneo». Con queste parole il Movimento "No Muos" ha convocato per sabato 28 marzo 2026 alle ore 15 a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, una manifestazione contro la guerra e contro l’utilizzo delle basi militari statunitensi presenti in Sicilia e in Italia. La mobilitazione, a cui «stanno aderendo diverse realtà sociali, associazioni e reti pacifiste» si svolgerà nella città balzata agli onori della cronaca per la frana che a gennaio ha costretto centinaia di residenti a lasciare le loro abitazioni, ma che ospita anche il Muos (Mobile User Objective System) e la stazione Nrtf (Naval Radio Transmitter Facility) della US Navy, due infrastrutture militari strategiche inserite nella rete globale di comunicazioni utilizzata dagli Stati Uniti per coordinare operazioni militari e missioni in diverse aree del pianeta. Anche nella zona dove sono installate le antenne Usa sono state segnalate in questi giorni delle frane nel terreno.

Secondo il Movimento "No Muos", che nell'agosto 2014 radunò migliaia di persone proprio contro l'installazione delle antenne, ottenendo peraltro la solidarietà di decine di esponenti politici e di Comuni siciliani - in molti dei quali campeggia ancora i cartelli "comune No Muos" - la presenza di queste installazioni rappresenta «un problema politico e democratico di primo piano», perché infrastrutture militari di rilevanza strategica operano stabilmente sul territorio italiano senza il consenso delle comunità locali e con effetti diretti sulla sicurezza dei territori.

«Quando un territorio ospita infrastrutture militari strategiche – spiegano gli attivisti – diventa automaticamente anche un potenziale bersaglio nei conflitti. Per questo la questione non riguarda solo Niscemi ma l’intero Paese».

Il movimento sottolinea inoltre come le conseguenze della guerra si riflettano già nella vita quotidiana: aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, crescita delle spese militari a scapito di sanità e welfare e il ritorno nel dibattito pubblico di ipotesi come la reintroduzione della leva.

La manifestazion vuole quindi riaccendere quel movimento che 12 anni fa coinvolse migliaia di siciliani - e non solo e «riportare al centro del dibattito pubblico il tema della militarizzazione dei territori e della restituzione alla collettività dei luoghi occupati dalle servitù militari. La Sicilia e l’Italia – affermano dal Movimento – non possono essere trasformate in piattaforme di guerra nel Mediterraneo. I territori devono tornare alla sovranità delle comunità che li abitano».