l'indagine
Frana di Niscemi, Cocina chiamato in Procura: al setaccio le relazioni, i progetti e i fondi stanziati
Il procuratore Salvatore Vella ha sentito come persona informata sui fatti il capo della Protezione civile siciliana. L'inchiesta ipotizza il disastro colposo. Accertamenti su torrente Benefizio, abusi edilizi e carenze nelle infrastrutture per la raccolta delle acque
Il Procuratore di Gela, Salvatore Vella, ha proceduto all'audizione di Salvatore Cocina, attuale capo della Protezione Civile della Regione Sicilia. L'interrogatorio, svoltosi nella forma formale delle sommarie informazioni testimoniali, si inserisce nel delicato quadro di un'inchiesta giudiziaria aperta a seguito della frana che ha colpito e messo in ginocchio il comune di Niscemi. L'obiettivo primario della Procura di Gela è fare luce sulle responsabilità, sui ritardi e sulle possibili omissioni che hanno portato a questa situazione di grave criticità per il territorio, arrivando a ipotizzare formalmente il reato di disastro colposo.
La drammatica vicenda del dissesto idrogeologico di Niscemi non è recente, ma affonda le sue radici a diversi decenni fa. I magistrati, infatti, stanno concentrando i loro sforzi per ricostruire l'intera e complessa catena degli eventi a partire dal 1997, anno in cui si verificò il primo grande smottamento che provocò i crolli iniziali in città. Al centro delle indagini vi è un elemento cruciale e controverso: la gestione dei fondi. Nel corso degli anni, le risorse finanziarie destinate alle indispensabili opere di consolidamento e alla mitigazione del rischio della frana non sono state spese. Per chiarire le dinamiche di questa presunta immobilità amministrativa e ricostruire gli interventi (o i mancati interventi) dal 1997 a oggi, i pubblici ministeri hanno richiesto l'acquisizione di una vasta mole di documenti sia alla Protezione Civile nazionale che a quella regionale.
Oltre al filone prettamente finanziario e burocratico, gli accertamenti degli inquirenti si stanno estendendo ad altri aspetti fondamentali legati alla cattiva gestione del territorio niscemese. Sotto la lente d'ingrandimento dei pm vi è la gestione dei corsi d'acqua che attraversano l'area, con una particolare attenzione focalizzata sul torrente Benefizio. A questo si aggiunge un grave filone d'indagine riguardante lo sviluppo edilizio: la Procura sta investigando sulla potenziale realizzazione di costruzioni abusive, che sarebbero state edificate in zone sottoposte a un severo vincolo di inedificabilità assoluta proprio a causa della precaria conformazione geologica del terreno. Infine, un'ulteriore aggravante al vaglio degli inquirenti è rappresentata dall'assenza, all'interno del centro abitato, di un adeguato sistema di raccolta delle acque, una lacuna infrastrutturale che potrebbe aver peggiorato l'instabilità del suolo.
La convocazione di Salvatore Cocina da parte dei magistrati è strettamente legata ai ruoli di vertice da lui ricoperti all'interno della macchina organizzativa regionale. Egli è stato infatti a capo della Protezione Civile siciliana in due distinti periodi temporali: inizialmente dal 2005 al 2010 e, in un secondo momento, dal 2018 fino ai giorni nostri. Il dipartimento della Protezione Civile riveste un'importanza nevralgica in questa complessa dinamica, in quanto è l'ente terminale a cui arrivano materialmente le somme stanziate dal governo a livello nazionale. Inoltre, questo specifico ufficio è chiamato ad attuare a livello operativo le ordinanze emanate nel corso degli anni dai vari presidenti della Regione Sicilia, i quali, a partire dall'anno 2002, sono stati via via nominati commissari delegati proprio per gestire la frana di Niscemi. L'indagine mira dunque a districare questa stratificata rete di competenze, ordinanze e trasferimenti di denaro pubblico.


