Il retroscena
Frana di Niscemi, il gioco a ping pong fra Autorità di bacino e Comune. E quelle carte rimaste nei cassetti
La giungla burocratica che sta a monte di un disastro annunciato. Alle tante domande, dovranno rispondere le indagini avviate
Da una parte c'è «l’indagine amministrativa» annunciata dal ministro della Protezione civile Nello Musumeci «per capire cosa è successo e perché negli ultimi 30 anni». Dall’altro c’è «la coscienza apposto» del sindaco di Niscemi Massimiliano Conti. «Ci sarà il tempo per tirare fuori le carte, spiegare che cosa è successo - spiega - Noi ci sentiamo parte lesa». Una cosa è certa: se l’ex governatore Musumeci intende avviare un’indagine interna, non servirà bussare solo alla porta del municipio nisseno, ma anche a quella di diversi uffici che, direttamente o indirettamente, tra il 2017 e il 2022 rispondevano allo stesso Musumeci. Perché in questa storia di finanziamenti stanziati e spesso persi, di progetti mai fatti o impigliati nelle maglie della burocrazia, i soggetti in ballo sono diversi: l'Autorità di bacino, il dipartimento Territorio e quello Infrastrutture della Regione, la protezione civile, il Genio civile.
Nel 2022 il piano per l'assetto idrogeologico (Pai) di Niscemi viene aggiornato su input del Comune e il livello del rischio geomorfologico in alcune zone viene elevato al massimo livello. Tre anni prima una frana aveva colpito la Sp12. L’amministrazione comunale sollecita l’assessorato Territorio. In uno dei sopralluoghi congiunti che vengono svolti per redigere il nuovo piano, si mette nero su bianco che «veniva individuato come soggetto competente per la realizzazione degli interventi risolutori l’assessorato Territorio e Ambiente». E ancora: «Con nota del 07/03/2019 il servizio del dipartimento regionale Ambiente sottolineava che ai finanziamenti di pertinenza dell’assessorato in materia di mitigazione del rischio si accedeva solo attraverso l’inserimento nella piattaforma ReNDiS, compito dello stesso Servizio».
La piattaforma Rendis è un portale da cui passano tutte le fasi di pianificazione, programmazione e attuazione degli interventi che riguardano la difesa del suolo. Nei giorni scorsi l’ingegnere Sergio Tumminello, soggetto attuatore della Struttura commissariale per il contrasto del dissesto idrogeologico, ha tirato le orecchie al Comune di Niscemi: «Noi ci attiviamo in presenza di una progettazione caricata sulla piattaforma e validata dall'Autorità di Bacino. E dal 2018 non abbiano ricevuto alcun input da Niscemi».
In realtà negli anni in cui si arrivò all’aggiornamento del Pai, era il dipartimento regionale a caricare i progetti sulla piattaforma. Cosa che è stata fatta, almeno relativamente al consolidamento della frana nella zona della “strada provinciale 12 - Sbocco Calanco Canale”. Siamo nel 2019. Sei anni dopo, a giugno del 2025, da un carteggio tra l'Autorità di bacino e il Comune di Niscemi si evince che quel progetto è rimasto nella sezione “Archivio schede ritirate”, «dove sono confluite - scrive l'Autorità - le proposte progettuali presentate in data antecedente al 2021, che non sono state successivamente aggiornate secondo i nuovi criteri». Ecco perché la stessa Autorità sollecita il Comune a «presentare una proposta aggiornata» in modo da poterla «validare», inserire nuovamente nella piattaforma Rendis e individuare le risorse per attuarla.
Un altro intervento che interessa la Sp 12 riguarda la sistemazione idraulica del torrente affluente il fiume Maroglio, valore 4,5 milioni con fondi Fsc. È l'unico progetto sul territorio di Niscemi che il commissario al dissesto Tumminello ha detto essere in capo alla sua struttura. Il sindaco Conti ha sottolineato che queste risorse sono state individuate dal governo Meloni su input dell’amministrazione niscemese. «L’intervento in questione - fa sapere la struttura commissariale contro il dissesto - non ha alcuna refluenza sulla frana e sta seguendo l’iter finalizzato alla progettazione come da cronoprogramma». Siamo quindi ancora alla fase di progettazione.
C’è infine il capitolo più importante: il consolidamento della frana del 1997 (il cui fronte in parte si sovrappone a quella di oggi) e la sistemazione idraulica del torrente Benefizio, individuato 30 anni fa come concausa della frana e su cui continuano a sversare le acque bianche e nere della città. I progetti si sono arenati nel 2010, quando fu risolto il contratto con l’impresa che aveva vinto l'appalto. Per poi essere ripresi nel 2023 dalla Protezione civile regionale, che però non ha ancora prodotto interventi sul territorio.
I fondi residui stanziati da Roma dopo il 1997, circa 11 milioni di euro, dal 2008 sono stati trasferiti sul bilancio della Regione. Cosa è successo dal 2010 al 2023? Chi avrebbe dovuto ridare input al progetto? Cosa ha fatto la Protezione civile regionale negli ultimi tre anni su questo fronte? Sono domande a cui dovranno rispondere le inchieste avviate.