Il reportage
Danisinni, nel cuore della città nascosta un borgo dipinto di blu
Una fattoria, il tendone di un circo e un villaggio dipinto d'azzurro con murales: storicamente segnato da emergenza sociale, il quartiere ha avviato un percorso di riscatto dal degrado
Palazzo dei Normanni a due passi c'è una fattoria, il tendone di un circo e un villaggio dipinto d'azzurro con murales che ricordano le acque del fiume Papireto, nel cui antico letto affondano le fondamenta delle case.
Nell'immaginario Danisinni è una periferia talmente isolata che molti palermitani non vi hanno mai messo piede, eppure il quartiere si trova nel cuore della città, allo stesso tempo protetto ed emarginato dalla sua peculiarità geografica. Storicamente segnato da emergenza sociale e carenza di servizi, negli ultimi dieci anni il borgo ha avviato un percorso volto a superare la sua condizione di degrado attraverso l'attivazione di centri di aggregazione, spazi pubblici e laboratori destinati alla comunità. Motore del progetto, la parrocchia di Sant'Agnese, «L'isolamento è un limite ma noi ne abbiamo fatto un punto di forza»: fratel Mauro Billetta, parroco e presidente della Fondazione comunità di Danisinni Ets, spiega che le attività culturali attirano persone di altri quartieri facilitando un processo di contaminazione.
La vista della fattoria sociale e dell'orto didattico, che sorgono alle spalle della chiesa, è surreale: un ettaro di terreno circondato da edifici sul quale asini, ovini, oche e galline convivono in libertà. L'area campestre, un tempo occupata abusivamente, è stata concessa in comodato d'uso alla comunità di Danisinni. La sua bonifica e cura è affidata a una quarantina di persone con misure alternative alla detenzione.
«Stiamo costituendo una cooperativa di manutentori, operai e giardinieri con chi ha un trascorso penale» spiega fratel Mauro, persone a cui è stata data una seconda possibilità, che oggi hanno ripreso in mano la loro vita e contribuiscono alla comunità.
Il singolare parco urbano è dominato dalla grande tensostruttura del circo sociale permanente Chapitô Danisinni che ospita compagnie circensi e teatrali e dal neonato «villaggio circolare», uno spazio con officine di artigianato aperte agli abitanti del quartiere. Qui c'è la bottega di un liutaio, quella delle ceramiste e delle sarte, un laboratorio con le stampanti 3D per il riciclo della plastica e presto nascerà un atelier artistico guidato dal pittore Igor Scalisi Palminteri, che insieme al suo staff ha decorato l'intero quartiere con un itinerario di murales dal titolo «Fiume di vita». Del progetto educativo fa parte la biblioteca, dove i bambini possono studiare, il caffè letterario di prossima inaugurazione, ma anche la palestra di pugilato, dove i ragazzi «possono canalizzare frustrazione e rabbia grazie agli educatori che li aiutano a lavorare sull'alfabetizzazione emozionale», dice fratel Mauro. In un'area dove il tasso di dispersione scolastica è elevatissimo, il quartiere ha dovuto lottare per la riapertura dell'asilo nido comunale Galante che, fermo dal 2007, è stato restituito alla comunità soltanto alla fine del 2024.
«Un'intera generazione è stata privata dei servizi scolastici» commenta il parroco, perché non frequentare l'asilo significa avere difficoltà future di inserimento socio-lavorativo. La comunità vive di volontariato e in un decennio è riuscita a innescare un processo di cambiamento nello storico immobilismo del quartiere, adesso però attende un aiuto concreto da parte delle istituzioni. «Aspettiamo delle risposte» dice fratel Mauro, criticando la decisione del comune di spendere 6 milioni di euro per l'arena modulare di tennis dismessa a Roma. «I fondi pubblici vanno spesi in modo oculato, la nostra città ha quartieri popolari che hanno bisogno di spazi di aggregazione e impianti sportivi – sarebbe meglio fare investimenti minori e creare in tutti i quartieri strutture che diano a tanti la possibilità di accedere. Questa sarebbe un'operazione di prevenzione e promozione umana, soprattutto per le nuove generazioni».