La famiglia del bosco, il ricongiungimento fra genitori e figli appare ancora lontano: «I bimbi sono le vittime autentiche»
L'inviato catanese di Storie Italiane, Anthony Distefano, segue da settimane la vicenda e sente i protagonisti di questa complessa storia. L'epilogo passa dalla relazione del Ctu nominato dal Tribunale.
Da settimane Anthony Distefano, giornalista catanese e inviato di Storie Italiane, segue il caso della famiglia del bosco. Lo becchiamo proprio quando è atterrato a Fiumicino per raggiungere l'Abruzzo. Ormai Palmoli per il cronista è diventata una seconda casa. Da oltre un mese sta seguendo il caso per la trasmissione della Rai. E ogni mattina si occupa di uno dei casi che più sta interessando l'opinione pubblica per i tanti risvolti sociali. Catherine Birmingham (australiana, ex istruttrice di equitazione) e Nathan Trevallion (inglese, ex chef) vivevano con i tre (una femmina di 8 anni e due gemelle di 6 anni) in un casolare isolato senza acqua corrente, gas o elettricità, perseguendo un ideale di autosussistenza a impatto zero. I figli non frequentavano la scuola tradizionale, seguendo un modello di unschooling o istruzione parentale. La vicenda è diventata un caso giudiziario mediatico a seguito di un'intossicazione da funghi velenosi, che ha portato all'intervento dei servizi sociali. Il Tribunale per i Minorenni dell'Aquila ha sospeso la responsabilità genitoriale nel novembre 2025 per motivi legati alle condizioni igienico-sanitarie e al mancato inserimento sociale dei bambini. Ed è stata nominata una tutrice. I tre bimbi e la madre Catherine sono in una casa famiglia. I genitori hanno recentemente accettato di inserire i figli nel sistema scolastico per facilitare il ricongiungimento familiare. Le ultime notizie però sono di qualche tensione che addirittura potrebbe portare ad allontanare la madre dalla struttura di Vasto.
La storia della famiglia del bosco sembra a un punto di stasi da settimane ormai?
«In pochi, me compreso, avrebbero immaginato fino a qualche settimana fa che questa vicenda si sarebbe potuta trascinare fino ad incartarsi in questo modo. Il dramma è che qui si parla di minori, meglio: di bambini. Vittime autentiche di questa storia».
C’è davvero questa tensione fra la mamma e la tutrice?
«Da una parte c’è Catherine, una mamma con i suoi punti di vista e le sue idee (non sempre condivisibili). Dall’altra la tutrice che rappresenta la legge. Sono due piani diversi ma per quello che ho raccolto io, dai genitori e quindi anche da Catherine è arrivata la massima disponibilità a far sì che i bambini seguano il giusto percorso educativo, scolastico e sociale».
Il padre in tutto questo che ruolo ha?
«Nathan sta trascorrendo i suoi giorni nella massima dignità di un padre che può riabbracciare i suoi figli per un’ora soltanto in due giorni alla settimana andando a trovarli nella casa famiglia di Vasto. Non è felice. Ma chi lo sarebbe in queste condizioni?»
A che punto è il procedimento davanti al Tribunale per i minori?
«C’è una tempistica nella decisione che il Tribunale prenderà (qualunque essa alla fine sarà) che si è inevitabilmente allungata con la nomina di una Ctu che dovrà effettuare dei test psicologici sulla coppia di genitori. Avrà 120 giorni per depositare una relazione dettagliata. È chiaro che, a queste condizioni, i tempi di un eventuale ricongiungimento familiare saranno tutt’altro che brevi».
Ormai segui questa vicenda da settimane come inviato di Storie Italiane. Anche durante le feste natalizie sei stato in Abruzzo. Che idea ti sei fatto?
«Da cronisti non facciamo il tifo per nessuno: dobbiamo limitarci a raccontare. Io auspico solo che questa storia conosca un lieto fine».