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LE OPERE RUBATE

Polittico di San Gregorio: un capolavoro mutilato

Il ministero della Cultura ha pagato 15 milioni per un'opera simile a quella rubata; gli esperti stimano il danno in decine di milioni.

16 Agosto 2026, 23:50

17 Agosto 2026, 00:00

Polittico di San Gregorio: un capolavoro mutilato

Acquistata 23 anni fa dalla Regione Siciliana per 220 mila sterline dalla casa d’aste Christie’s, la tavoletta bifronte di Antonello da Messina, con la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione sul fronte e Cristo in Pietà sul retro, oggi avrebbe un valore di almeno 15 milioni di euro. È la cifra pagata dal ministero della Cultura per acquisire un’opera simile a quella rubata, insieme ad altre tre tavole, dal Museo regionale di Messina nel giorno di Ferragosto, proprio mentre in città si svolgeva la processione della Vara.

Non è semplice quantificare il danno economico provocato dal clamoroso furto di Ferragosto. Gli esperti parlano di decine e decine di milioni di euro. Tra le opere sottratte c’è il Polittico di San Gregorio, conosciuto anche come Polittico del Rosario, del quale sono state rubate tre tavolette su cinque oggi conservate.

L’opera fu commissionata ad Antonello da Messina da Fabria Cirino, badessa del monastero di Santa Maria extra moenia. Originariamente il polittico era composto da sei tavole: al centro la Madonna in trono col Bambino e angeli reggicorona, conosciuta come Madonna del Rosario per il simbolo iconografico del Rosario poggiato sul gradino; ai lati i Santi Gregorio e Benedetto; nel registro superiore l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata. La tavola centrale della cimasa, probabilmente raffigurante il Cristo morto sorretto dagli Angeli, è invece andata perduta.

Datato 1473, il Polittico di San Gregorio appartiene alla fase giovanile di Antonello da Messina. Fu restaurato una prima volta nel 1842, quando venne ricomposto, e sopravvisse al devastante terremoto del 1908. Altri interventi di restauro furono eseguiti nel 1942 e nel 1981-82, nel laboratorio di restauro del Museo regionale di Messina.

L’intera opera, alta 170 centimetri e larga complessivamente 203, è considerata un capolavoro della cultura rinascimentale italiana. Raffinata nell’impostazione prospettica, caratterizzata da una base unica che conferisce unità alle diverse parti, si distingue anche per la straordinaria precisione dei dettagli, a partire dalla resa dei tessuti.

«Rubare Antonello da Messina non significa soltanto sottrarre alcune opere alle sale di un museo, ma colpire uno dei luoghi più profondi della memoria culturale siciliana, perché esistono opere che cessano da tempo di appartenere esclusivamente alla storia dell’arte per diventare parte dell’identità di una città, di un territorio, di una civiltà», dice il critico d’arte Giuseppe Carli.

Per Carli, «le tavole sottratte non possono essere considerate soltanto oggetti antichi, per quanto preziosi: sono documenti irripetibili della nostra civiltà, superfici sulle quali quasi sei secoli di storia hanno depositato devozione, cultura, memoria e identità».

E proprio nel caso del Polittico di San Gregorio, aggiunge il critico, il gesto appare ancora più doloroso: «Sottrarre tre tavole significa interrompere l’unità di un organismo concepito per vivere attraverso il rapporto reciproco delle sue parti; non è soltanto una sottrazione, dunque, ma una vera mutilazione, materiale e simbolica».