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L'iniziativa

Una nave in cielo per ricordare le origini e immaginare il riscatto

Una famiglia gelese realizza per l'undicesima volta il suo omaggio artistico alla città

01 Agosto 2026, 18:38

18:40

Una nave  in cielo per ricordare  le origini e  immaginare  il riscatto

L'installazione della fam. Scicolone

Da undici anni la terrazza della villetta Scicolone, sospesa tra cielo e mare a Manfria, diventa un punto di osservazione privilegiato su ciò che Gela è stata e su ciò che potrebbe tornare a essere. L’installazione 2026, intitolata Γέλα, Ghela, segna un passaggio netto: dal globale al locale, dalla suggestione universale alla memoria concreta, dal simbolo astratto alla storia che riaffiora dai fondali. È un gesto artistico che si radica nel territorio e lo interroga, trasformando un’abitudine familiare in un atto civico.

L’apertura del Museo dei relitti greci, lo scorso febbraio, ha offerto alla città un frammento prezioso della propria identità: la musealizzazione della prima nave greca di Gela, affondata intorno al 500 a.C. e ritrovata nel 1988 a Bulala, ha restituito alla città una parte della sua voce antica. L’architetto Saverio Scicolone lo riconosce con immediatezza: "Come non dedicare la nostra undicesima installazione a questo prezioso relitto che, con la contemporanea scoperta dei lingotti in oricalco, segna, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la conclamata importanza della nostra città nel periodo greco ed ellenistico?". La scelta del tema diventa così un atto di riconoscimento, un modo per riportare la storia nel presente e per ricordare che la cultura non è un reperto, ma un dialogo continuo.

L’opera, lunga circa tre metri e alta due e mezzo, non cerca la fedeltà iconografica né la spettacolarizzazione. Scicolone lo chiarisce: "L’installazione non vuole né riprodurre né fumettizzare l’immagine della nave ma, semplicemente, proporne una visione volutamente riletta e contestualizzata alla sua particolare allocazione che ci costringerà a vederla più veleggiare in cielo che sulle onde. La stessa vela, infatti, per motivi sia fisici che logistici, è permeabile al vento invece che resistente". La nave che solca l’aria invece del mare diventa metafora di una città che prova a rialzarsi, che cerca nuove rotte, che tenta di trasformare i propri limiti in possibilità. È un’immagine poetica e insieme politica: la storia non è un peso, ma una spinta.

La costruzione dell’opera, come sempre, è un lavoro collettivo della famiglia Scicolone. Legno, compensato, acciaio, rete, nylon, colori ad acqua, luci a led: materiali diversi, recuperati dalle precedenti installazioni e rimodulati, che si intrecciano grazie alle mani della famiglia, ognuna con il proprio ruolo, la propria competenza, la propria idea di bellezza. È qui che l’iniziativa assume il suo valore sociale più profondo. Non è solo un’installazione: è un laboratorio domestico che diventa pubblico, un esempio di partecipazione culturale che nasce dal quotidiano, un modo per dire che l’arte può essere costruita insieme, che può diventare pratica educativa, che può generare comunità.

L’arch. Scicolone lo rivendica con una punta di malinconica determinazione: "viene così riconfermata - dice rivolgendosi ai tanti cittadini che aspettano curiosi ogni anno la nuova creazione sul tetto di via Santa Maria degli Angeli - la continuità del percorso intrapreso dalla mia famiglia da più di due lustri, nel periodo in cui si riunisce al completo per le vacanze estive. Nella ormai vana speranza, annualmente manifestata, di essere emulati trasformando l’estate manfriana anche in un luogo di arte e impegno sociale per la nostra Gela, speriamo di aver, anche quest’anno, piacevolmente soddisfatto la vostra attesa".

La speranza di essere imitati è la vera dichiarazione politica dell’opera: non un gesto isolato, ma un invito. Non una celebrazione privata, ma un modello possibile. Importantissima la continuità dell’iniziativa della famiglia Scicolone che diventa un segnale. Ogni estate, su quel tetto, si rinnova un patto: la bellezza come responsabilità, la memoria come risorsa, l’arte come forma di cittadinanza. Γέλα, Ghela non è soltanto un omaggio alla nave che riemerge dal passato; è un modo per ricordare che Gela può ancora navigare, può ancora immaginare, può ancora sorprendere.