La beffa
Il nuovo museo archeologico "apri e chiudi" di Gela. Cinque anni di attesa e si rischia di restare con un pugno di mosche
Mancano i custodi e non c'è possibilità di tenere aperto questo museo insieme a quello dei relitti greci. Il direttore dovrà decidere a sorte quale tenere aperto. La rabbia del sindaco.
Cinque anni di chiusura per una ristrutturazione che si è rivelata più complicata del previsto, e ora che al museo archeologico regionale stanno posizionando i reperti nelle vetrine e la riapertura è dietro l’angolo, il paradosso è che non c’è da gioire. Perché quel museo aprirà il giorno del taglio del nastro per le foto, i video e i selfie di rito dei rappresentanti politico-istituzionali, e chiuderà l’indomani. Mancano i custodi. Non erano in numero sufficiente quando esisteva solo il museo archeologico, figuriamoci ora che è stato aperto, nel frattempo, il museo dei relitti greci. Ad essere ottimisti lo scenario che si profila a Gela è questo: il direttore Ennio Turco potrà decidere ogni giorno con il lancio della monetina quale museo aprire. Testa e apre il museo archeologico, croce per aprire quello dei relitti greci. I sei dipendenti ex Asu prestati dal Comune servono per aiutare i custodi a tenere aperto il sito archeologico delle mura timoleontee e per compensare le assenze dei custodi per vari motivi dalla malattia alle ferie. Ma sono dipendenti del Comune e non lavorano il sabato e la domenica.
Il paradosso del museo che “apre e chiude” è stato segnalato più volte alla Regione senza successo. Ora però la data di metà luglio per il taglio del nastro si avvicina. Silenzio di tomba da Palermo. Il sindaco Terenziano Di Stefano vuole incontrare l’assessore Scarpinato. E mette le mani avanti: Non accetterò mai una cerimonia di inaugurazione del museo senza la garanzia che possa essere aperto normalmente. Non ci interessano i selfie e le feste che lasciano spazio al deserto. La Regione risolva questo problema. Apra veramente il museo di Gela.