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il paradosso

Porto di Gela, la storia infinita: campionamenti ripetuti, lavori che non partono

Fondi Eni promessi e burocrazia paralizzante: la lunga odissea del dragaggio tra studi continui e cantiere mai avviato

25 Marzo 2026, 09:02

09:10

Porto di Gela, la storia infinita: campionamenti ripetuti, lavori che non partono

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I lavori per liberare il porto di Gela dall’insabbiamento. La storia infinita scrive un altro capitolo fatto di passi avanti che sono ritorni indietro.

Da un’ordinanza di ieri della Capitaneria di porto si apprende che la società Atlantis ha chiesto l’autorizzazione ad eseguire, per conto della committente Ambiente Lab S.r.l., l’attività di campionamento superficiale di sedime dai fondali del porto in seno al progetto di studio e realizzazione “Lavori di dragaggio dei fondali e ripascimento dell’area adiacente al molo di Levante e di realizzazione di un pennello intercettatore”.

Studi che fanno capo all’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia occidentale. Quest’ultima ha affidato il servizio per l’esecuzione di prelievi e indagini su campioni nell’ambito delle attività propedeutiche ai lavori di dragaggio del porto Rifugio di Gela.

Un mese di campionamenti fino al 30 aprile. Ciò che si evince è che per l’ennesima volta si faranno i campionamenti dei sedimenti marini. Considerato che le analisi sui sedimenti hanno validità triennale e le ultime risalgono al 2023, si è reso necessario aggiornarle con una nuova campagna di prelievi. E non è la prima volta che accade. Soldi pubblici gettati al vento. Tralasciando il passato remoto di questi lavori mai realizzati per restare ai tempi più recenti, il progetto più recente per liberare il porto dall’insabbiamento e renderlo funzionale risale a 2019.

Nel 2023, aggiornando un’intesa del 2016, alla Regione è stato firmato un protocollo d’intesa che prevede l’utilizzo di 5 milioni dalle compensazioni Eni. Soldi dei gelesi mentre altrove la Regione usa altri fondi per lavori sui porti.

Ma neanche con i fondi propri Gela è riuscita a liberare il suo porto dalle “sabbie mobili”. Lunghi i tempi burocratici per il passaggio di atti e competenze dalla Regione all’Autorità di sistema portuale della Sicilia Occidentale e intanto le analisi sui sedimenti sono scadute ed è stato necessario ripeterle. La fase dei lavori oggi non sembra di immediato avvio mentre si è sempre a quella di studi e progettazioni, una fase propedeutica, che succhia soldi pubblici senza arrivare mai a vedere il problema aggredito e risolto. Una storia incredibile che ormai si trascina da decenni.