L'evento
Caltanissetta, da un’ala di Palazzo Moncada si avvia il risveglio culturale della città
La vice presidente Marina Castiglione: «In una città senza un museo civico e con altre strutture “dimenticate” vanno programmati interventi armonici»
Le grandi stanze dell’ala di Palazzo Moncada che a lungo hanno ospitato l’Ufficio Tributi del Comune di Caltanissetta, dopo il necessario maquillage, hanno avuto una adeguata destinazione e da tre settimane accolgono una mostra permanente di grande impatto. Si tratta del “Lapidarium”. L’ideazione del progetto del riuso dell’ala dello storico edificio nel cuore del centro storico cittadino si deve all’associazione Alchimia che, nel 2018, la presentò per il Bilancio partecipativo comunale in collaborazione con la Pro Loco, ottenendo l’aggiudicazione delle somme pubbliche, con 164 voti dei cittadini nisseni.
«Il Palazzo - afferma la vice presidente di Alchimia, prof. Marina Castiglione - ritorna ad avere, così, una sua piena integrità culturale e gli viene, per la prima volta nei suoi quasi quattro secoli di storia, restituita una identità anagrafica: chi lo ideò e finanziò, quando, come. Il più importante edificio pubblico cittadino, infatti, mancava di un’area dedicata al Palazzo stesso e alla sua conoscenza storico-architettonica, uno spazio, cioè, che “presentasse” ai visitatori la fantasmagoria dei suoi mensoloni antropomorfi (precedenti persino a quelli tardobarocchi iblei), la presenza della famiglia Moncada a Caltanissetta e il suo rilievo nel concepirla come città moderna. Dopo il riuso in ambiti civili e i rischi di abbattimento degli anni Settanta, il lungo periodo dedicato al restauro dei grandi saloni, la sistemazione dello slargo antistante, finalmente oggi il Palazzo può cominciare a godere di una centralità culturale di cui sinora ha difettato».
«Un investimento che resterà nel patrimonio collettivo attraverso una esposizione museografica permanente - aggiunge la prof. Castiglione - supportata da un comitato scientifico e dallo studio di anni di documentazione d’archivio e studi iconografici. La mostra, suddivisa in quattro sezioni (la famiglia Moncada; Caltanissetta e i Moncada; il Palazzo, tra edificazione e restauro; i mensoloni antropomorfi), si completa con un allestimento sulla Via siciliana del gesso (progetto della stessa associazione Alchimia, finanziato per Agrigento Capitale della Cultura 2025) e i ritratti dei nisseni illustri del pittore Francesco Guadagnuolo».
L’associazione Alchimia aveva già varato, all’epoca, un itinerario di Museo moncadiano diffuso, e oggi, dopo ulteriori esperienze, ha costruito una rete interistituzionale che collega e connette le Città moncadiane di Sicilia (https://www.cittamoncadiane.it/), nella prospettiva di un qualificato itinerario turistico-culturale.
«A distanza di sette anni - prosegue la vice presidente dell’associazione - tra non poche difficoltà e ostacoli, oggi il nucleo museografico permanente del “Lapidarium” si mostra alla città in un momento in cui le altre strutture culturali vivono un deficit di interesse, investimenti, fruizione. Caltanissetta non ha più un museo civico da decenni; il Museo Archeologico Regionale risulta chiuso per lavori da tre anni e non se ne conosce la data di riapertura; il Museo mineralogico e paleontologico della Zolfara, ubicato in locali di proprietà del Libero Consorzio Provinciale, vive in una dimensione scolastica e di aperture su richiesta; l’Antiquarium di Gibil Gabib soffre della stessa sorte degli adiacenti scavi archeologici e di quelli di Sabucina, ossia il dimenticatoio. Non soltanto un turista che venga in città non ha nessuno scrigno storico da aprire, ma non trova neanche il Centro Abbate attivo e il Centro espositivo d’arte contemporanea (ex rifugio di salita Matteotti) anziché vivere nei colori, negli scambi tra avanguardie e laboratori d’arte, risulta chiuso o affidato sporadicamente a qualche associazione. Lo stato di salute dei luoghi cittadini della cultura è stato messo amaramente sotto i riflettori da un libro-denuncia dell’associazione SOS Sicilia centrale, alla cui presentazione però nessun amministratore è intervenuto».
«La mostra permanente di Palazzo Moncada - conclude la prof. Castiglione - potrebbe configurarsi come l’occasione per un rilancio collettivo dei luoghi della cultura cittadini, ripensando alla fruizione delle collezioni del Palazzo, ma soprattutto come il primo gradino di un faticoso risveglio. Perché l’idea stessa di fruizione non rimanga chiusa tra le mura del Palazzo, occorre che essa interagisca con altre proposte culturali e altri spazi di rivitalizzazione (la Biblioteca, innanzitutto; la casa natale dello scultore Michele Tripisciano; il Teatro Regina Margherita affidato ad una lungimirante e prestigiosa direzione artistica; l’emeroteca in corso di ristrutturazione dell’ex scuola Luigi Monaco). Si mettano in campo le forze culturali e artistiche della città in una programmazione di interventi strutturali armonici, stabili e utili».